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Cracovia, la vera capitale della Polonia

di Ercolina Milanesi -

Negli ultimi anni la città polacca di Cracovia è divenuta una delle mete europee più richieste, minacciando il primato delle più famose Parigi, Barcellona, Praga e Roma. La numerosa presenza di studenti universitari e un bellissimo centro storico che è uscito indenne dai bombardamenti della seconda guerra mondiale rendono la città culturalmente viva e fonte di attrazione per turisti da tutto il mondo.

1 - Rynek Głowny, la piazza principale
L’immensa Rynek Głowny (Piazza del Mercato) è la più grande piazza medievale d’Europa, misura 200 metri per lato e fu realizzata nel 1257 e fin da allora è l’anima ed il fulcro commerciale della città in quanto da qui partono le vie principali dell’area, tra cui la Strada Reale. La circondano bellissimi palazzi del 17° e 18° secolo come la Basilica di Santa Maria e il Sukiennice, il Mercato dei Tessuti del XV secolo. Per avere una visione d’insieme di tutta la piazza, la vista che si può godere salendo sulla Torre del Municipio (Wieża ratuszowa) vi lascerà sicuramente senza fiato. Attorno ad essa si trovano ristorantini più o meno chic, bar e pub tenuti benissimo, colorati, ordinati, ognuno con una propria caratteristica.



2 - Il castello Wavel
Il Castello di Wawel si trova sulla collina del Wawel, un importante punto di vista strategico della città, alto 228 metri sporge sulla riva settentrionale del fiume Vistola. Nel tardo Medioevo e nel Rinascimento divenne un punto di riferimento politico e religioso. Furono costruiti il Palazzo Reale e la Cattedrale, che andarono pian piano decadendo quando l’impero polacco decise di spostare la capitale a Varsavia. Oggi il Castello di Wawel rimane soltanto un valore d’immagine per la città di Cracovia. La parte originaria è visitabile ancora oggi, luoghi come il Palazzo Reale, la Cattedrale e la Caverna del Drago sono attrazioni molto interessanti.  Alla fine del secolo scorso fu definitivamente trasformato in museo. Il Palazzo Reale è stato ricostruito nel XVI secolo in stile rinascimentale. Gli interni sono conservati ottimamente, le decorazioni e i mobili risalgono ai vari periodi storici di occupazione del Castello.



3 - Le rive della Vistola
Il fiume Vistola bagna le terre della Polonia per oltre mille chilometri aggiudicandosi il primato di fiume più lungo della nazione. La Vistola attraversa la città di Cracovia creando un importantissimo polmone verde per la città. Le passeggiate lungo le sue sponde sono consigliatissime soprattutto d’estate, quando diverse compagnie musicali e teatrali inscenano spettacoli all’aperto.

4 - Affascinanti leggende
Numerose sono le leggende che avvolgono la città di un fascino misterioso. Sicuramente la più famosa riguarda il drago del Wavel, ancora oggi simbolo della città. Si narra che durante il regno del principe Krak, un drago viveva in una caverna sotto la collina del Wawel. Il drago terrorizzava la città, distruggendo la vita delle persone e del bestiame. Il principe Krak, temendo per la vita della sua giovane figlia, Wanda, offrì la sua mano al pretendente che fosse riuscito a sconfiggere il dragone. Molti perirono durante il tentativo, fino a quando un giovane calzolaio propose di tendere una trappola al drago. Riempì una pecora di zolfo e la lasciò davanti alla caverna. Il drago la divorò e si diresse verso il fiume Vistola per placare la sete. Prosciugò le acque del fiume e bevve fino a scoppiare. Il drago finalmente era stato sconfitto e il calzolaio sposò la figlia del principe.



5 - “La Dama con l’ermellino”
Lunga è la storia che ha portato questo celebre quadro di Leonardo Da Vinci in un piccolo museo di Cracovia. La dama ritratta pare sia Cecilia Gallerani che Leonardo incontrò a Milano nel 1494 mentre era ospite presso il signore di Milano Ludovico Sforza. Leonardo ricevette l’incarico di dipingere Cecilia che allora aveva solo 15 anni ma era già famosa per l’animo sensibile. L’Ermellino era il simbolo di Ludovico il Moro ma nelle intenzioni di Leonardo doveva richiamare la radice del cognome di Cecilia. Dopo aver girovagato un po’ per l’Europa tra Polonia, Italia e Francia, la Dama con l’Ermellino si è fermata al Museo Czartoryski di Cracovia insieme ad altri quadri di Rembrandt, Mantegna e altre importanti opere.

6 - Kazimierz, il quartiere ebraico
Nel XIV secolo Kazimierz era una città separata da Cracovia. Nel XIX secolo, gli ebrei si trasferirono in massa a Kazimierz che divenne un quartiere tipicamente ebraico, anche se vi era anche un’importante presenza cristiana. Durante il periodo nazista il vivace quartiere, ricco di attività commerciali, divenne un vero e proprio ghetto. Lasciato in uno stato di abbandono e di impoverimento per quasi 45 anni dal potere comunista,  Kazimierz ne porta ancora le stimmate. La rinascita del quartiere arriva con il successo del film  Schindler’s List girato a proprio in questa zona nel 1993 da Steven Spielberg.



7 - La cucina tipica polacca
Il modo migliore per gustare la cucina di Cracovia è buttarsi in una jadłodajnia, una trattoria che offre cucina tipica abbondante e a prezzi molto contenuti. Le pietanze da non lasciarsi sfuggire sono i Piroghi (ravioli ripieni di formaggi, carne o altro), la  barszcz (zuppa di barbabietole e ravioli), la chlodnik (una minestra fredda di latte cagliato) e il bigos, sostanzioso stufato di carne. Il tutto, ovviamente, accompagnato dall’ottima birra polacca che qui scorre a fiumi.




In Libano i cristiani sono sotto la minaccia islamista


I gruppi jihadisti minacciano i cristiani libanesi e chiedono che essi si sottomettano all'Islam. I cristiani del Libano, che discendono dagli aramei siriaci, appena un secolo fa costituivano la maggioranza del paese.
Saad Hariri, un politico musulmano sunnita appoggiato dall'Arabia Saudita, ha invitato nel suo ufficio tutti i partiti libanesi per firmare un documento che conferma che il Libano è uno Stato arabo. Questo mira chiaramente a trasformare il Libano in un altro Stato arabo musulmano.
Il passo successivo sarà quello di chiedere che la Costituzione del Libano venga modificata in modo che il paese sia governato dalla legge islamica della Sharia, come molti altri paesi arabi e islamici, compresa l'Autorità palestinese (Ap). La Costituzione dell'Ap dichiara: "I principi della Sharia islamica sono la fonte principale della legislazione".
A causa dei recenti disordini in Libano le comunità locali cristiane temono per la loro esistenza di eredi e discendenti dei primi cristiani. I cristiani del Medio Oriente oggi si trovano a dover affrontare un genocidio di vaste proporzioni, simile al genocidio cristiano compiuto dopo la conquista islamica del Medio Oriente avvenuta nel VII secolo d.C.
I gruppi jihadisti minacciano i cristiani libanesi e chiedono che essi si sottomettano all'Islam. I cristiani del Libano, che discendono dagli aramei siriaci, appena un secolo fa costituivano la maggioranza del paese.
La conversione all'Islam dei cristiani è quanto preteso dall'Isis e da altri gruppi islamici che si nascondono nella regione montuosa al confine tra Siria e Libano.
Saad Hariri, un politico musulmano sunnita appoggiato dall'Arabia Saudita e figlio del premier assassinato Rafik Hariri, ha di recente invitato nel suo ufficio tutti i partiti libanesi per firmare un documento che conferma che il Libano è uno Stato arabo. E Stato arabo è sinonimo di leggi islamiche, come per tutti i membri della Lega araba. Perché è così importante per Hariri o per il mondo sunnita e islamico includere il Libano tra gli stati arabi e cancellare il suo nome attuale di Stato libanese?
E perché gli Stati arabi, tra cui l'Autorità palestinese, rifiutano di riconoscere Israele – dove gli ebrei costituiscono l'80 per cento della popolazione – come Stato ebraico, cercando però di far sì che il Libano – con il 35 per cento della popolazione cristiana – venga definito ufficialmente uno Stato arabo?
Circa un milione di maroniti siriaci hanno lasciato il Libano così come altri 700.000 cristiani appartenenti ad altre chiese. Inoltre, più di otto milioni di maroniti siriaci vivono nella diaspora. Questi otto milioni di cristiani sono fuggiti nel corso dei secoli a causa delle persecuzioni da parte dei musulmani, spesso conquistatori delle terre cristiane. Il Libano non è mai stato prettamente arabo o musulmano. Ma questo è il passo che vorrebbe farci compiere Saad Hariri, volto più mite dell'ideologia espansionista dell'Isis, camuffata da moderato e moderno fronte laico sunnita.
Saad Hariri, un politico musulmano sunnita appoggiato dall'Arabia Saudita, ha invitato di recente nel suo ufficio tutti i partiti libanesi per firmare un documento che conferma che il Libano è uno Stato arabo. Nella foto sopra: Saad Hariri (a destra) con il defunto sovrano saudita Abdullah (a sinistra), nel 2014.
La richiesta di Hariri rivela ciò che il mondo islamico sta progettando per il Libano, Israele, e alla fine per l'Europa e gli Stati Uniti. Le potenze mondiali hanno bisogno di proteggere i cristiani, gli ebrei e le altre minoranze in Medio Oriente. Il Libano e Israele devono continuare a essere la patria delle minoranze perseguitate: una patria cristiana in Libano e una ebraica in Israele – due paesi che sono collegati tra loro geograficamente, che si prestano reciproca assistenza economica e presto forse firmeranno un accordo di pace che potrebbe creare un ponte nell'ambito della cultura e dei diritti umani tra Occidente e Oriente.
Bashir Gemayel, il grande leader libanese cristiano-maronita che fu assassinato dopo essere stato eletto presidente nel 1982, aveva avvisato l'Occidente durante la guerra civile libanese che se le forze islamiche in lotta contro i cristiani avessero vinto avrebbero continuato a combattere contro il mondo occidentale, come di fatto stanno facendo attualmente.
Questo accordo per uno Stato libanese arabo come richiesto dalla leadership saudita è finalizzato a trasformare il Libano in un altro Stato arabo musulmano. Il suo scopo è quello di negare i diritti della popolazione autoctona, esattamente come è accaduto ai cristiani copti d'Egitto e a quelli aramei siriaci. In Libano, la popolazione originaria del paese è costituita dai cristiani aramei-fenici – soprattutto i maroniti – che ancora preservano il siriaco (la lingua parlata da Gesù) come loro lingua sacra. Il 95 per cento dei villaggi libanesi sono ancora chiamati con i loro nomi siro-aramei. L'Islam e la lingua araba sono arrivati tardi in Libano dalla Penisola arabica, dopo il VII secolo.
Hariri potrebbe anche avere l'appoggio di Hezbollah, il partito musulmano sciita: sunniti e sciiti sono entrambi islamici. Il passo successivo sarà quello di chiedere che la Costituzione del Libano sia modificata in modo tale che il Paese dei Cedri sia governato dalla legge della Sharia, come molti altri paesi islamici, compresa l'Autorità palestinese. L'art.4 della Costituzione del futuro Stato palestinese dichiara espressamente: "I principi della Sharia islamica sono la fonte principale della legislazione".
Applicare la legge islamica della Sharia significa avere la sovranità musulmana e il controllo sulla comunità cristiana aramea.
Se questa ideologia islamica, attuata da così tanti paesi, non è razzismo, allora che cosa è il razzismo?
Perché il mondo libero, comprese le chiese e i leader occidentali laici, tace e demonizza solo Israele ebraico per proteggersi dalla stessa minaccia e ideologia?
"Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi." I cristiani del Libano e di tutto il Medio Oriente possono salvarsi solo se interiorizzano questa frase dei libri sacri. Fonte: Gatestone Institute.

ERCOLINA MILANESI


E SE LO DICE LUI...DEVE ESSERE VERO !

"Immondizia". Diplomatico del Congo a Ginevra durissimo contro i migranti africani

Serge Boret Bokwango, diplomatico del Congo a Ginevra: “Buona parte degli Africani che arrivano in Italia rappresentano l’immondizia dell’Africa. Non dovrebbero stare in Europa”.
Il membro della missione dell’Onu a Ginevra, Serge Boret Bokwango, ha diffuso una lettera aperta dai contenuti decisamente duri nella quale critica con fermezza alcuni suoi connazionali. In particolare si riferisce agli immigrati presenti nell’Italia meridionale e osserva lapidario che “L’Italia del sud non riceve solo le Immondizie del Nord ma anche quelle dell’Africa (gli africani immigrati, venditori ambulanti e mendicanti per le strade). ”Gli Africani che mi capita di vedere in Italia mentre vendono di tutto e di più e si prostituiscono - continua - rappresentano l’Immondizia dell’Africa. Questi uomini, venditori ambulanti sulle spiagge e per le strade delle città, non rappresentano in alcun caso gli africani che vivono in Africa e si battono per la ricostruzione e lo sviluppo dei loro paesi. Mi chiedo perché i paesi dell’Europa autorizzino e tollerino la presenza di questi individui sul proprio suolo nazionale. Forse per umiliare ancora una volta l’Africa o per distrazione? Provo un forte sentimento di onta e di rabbia nei confronti di questi Africani immigrati che si comportano come ratti che infestano le città. Provo forti sentimenti di onta e rabbia anche nei confronti dei governi africani che favoriscono le partenze di massa dei loro rifiuti verso l’Italia, l’Europa e l’Arabia. Reagiamo!!”

ERCOLINA MILANESI



Dobbiamo morire per Washington?

Gli Stati Uniti d’America stanno creando un cordone sanitario intorno alla Russia. A sostenerlo sono gli stessi analisti americani che, al contrario di quelli europei, hanno il dono dell’onestà intellettuale. George Friedman, animatore del think tank Stratfor, è uno di questi ed è stato proprio lui ad affermare, al Chicago Council on Global Affairs nel 2015, che il piano principale degli Stati Uniti e dei suoi amici sarà questo per l’imminente futuro.
La Guerra Fredda si è conclusa nel 1991, con l’implosione dell’Urss, ma la cortina di ferro, dopo 25 anni, viene nuovamente innalzata. Perché? Non c’è più il comunismo che minacciava lo stile di vita occidentale e la Russia si è adeguata a molti degli standard internazionali di matrice capitalistica, basati sulla proprietà privata, l’impresa, il mercato, ecc. ecc.
L’Europa, dopo la seconda guerra mondiale, era stata divisa per zone d’influenza riferentisi ad un campo o all’altro. Quelli che oggi sono membri dell’Ue erano effettivi del patto di Varsavia, ispirato da Mosca. La Repubblica Democratica Tedesca, la Polonia, la Cecoslovacchia, la Romania e la Bulgaria. Altre Repubbliche sovietiche, dichiaratesi poi indipendenti, sono entrate nell’Unione Europea, come quelle Baltiche. Alcune stanno provando ancora a farne parte, vedi Georgia e Ucraina. Jugoslavia e Albania, benché repubbliche socialiste, godevano di maggiore autonomia dal Cremlino. La prima, in seguito alla caduta dell’Urss, è stata smembrata con un conflitto etnico sanguinoso e attirata quasi interamente sul versante Euro-Atlantico, al pari della seconda di cui noi italiani ricordiamo in particolare l’esodo della disperazione dei suoi abitanti sulle coste pugliesi.
Nonostante le promesse di Bush senior a Gorbaciov che la Nato non si sarebbe allargata nella parte orientale dell’Europa è avvenuto l’esatto contrario, con la Russia che attualmente è circondata da basi nemiche. Washington ha ridisegnato la cartina europea, la stessa Unione ne ha approfittato per espandersi ai danni di Mosca ma la nostra propaganda filo-americana continua ad accusare la Russia di rappresentare un pericolo per il Continente e l’integrità territoriale dei suoi componenti. Tutto questo per essersi riappropriata di una piccola penisola come la Crimea, donata a Kiev ai tempi di Kruscev, nella quale ci sono suoi insediamenti militari. Il capovolgimento della realtà è evidente a chiunque non sia in cattiva fede.
Tuttavia, gli europei non si sono accorti o fingono di ignorare un fatto determinante. L’unificazione europea è essa stessa un progetto americano, sin dall’inizio. Ogni passo che essa mette è preceduto da uno della Nato, cioè degli Usa, che con la volontà ed il pretesto di fermare presunti nemici esterni stringono la loro morsa su Bruxelles. Per questo si dice che l’adesione di uno Stato alla Nato è l’anticamera del suo ingresso nell’Ue. I missili puntati sul Cremlino sono su territorio europeo ma a disporne è la catena di comando yankee, la quale condivide le decisioni, per mantenere le apparenze, a giochi già stabiliti. Chi ha il monopolio della forza ha la capacità decisionale e se qualcosa non gli va bene da sostenitore può tramutarsi velocemente in avversario. Siamo ancora sicuri, a questo punto, che il pericolo più grande per noi sia l’orda slava?
Non ci stiamo inventando nulla perché sono i documenti d’oltreoceano a confermarlo.
Scrive James Hansen su Italia Oggi: “un memorandum del 1950 dà istruzioni dettagliate sulla conduzione di una campagna per favorire la creazione di un parlamento europeo. È firmato dal generale William Donovan, il direttore nel corso della seconda guerra mondiale dell’Oss-Office of strategic services, diventato la Cia alla fine del conflitto. Il principale veicolo per il coordinamento e il fianziamento è stato l’American committee for a united Europe, l’Acue, fondato nel 1948. Donovan, nominalmente tornato a vita privata, ne era il presidente. Il vicepresidente era Allen Dulles, il fratello del segretario di stato John Foster Dulles e lui stesso il direttore della Cia negli anni Cinquanta. Il board era composto da numerose altre figure di primo piano nell’intelligence, sia di provenienza Cia che già attive nell’Oss. I documenti reperiti indicano che l’Acue è stato di gran lunga il principale finanziatore del Movimento europeo, la più importante organizzazione federalista europea del dopoguerra. Dimostrano, per esempio, che nel 1958 gli americani hanno fornito il 53,5% dei fondi del movimento, che contava tra i suoi «presidenti onorari» personaggi del calibro di Winston Churchill, Konrad Adenauer, Léon Blum e Alcide de Gasperi. Alcuni dei suoi rami operativi, come la European youth campaign, erano totalmente finanziati e diretti da Washington. Dalla documentazione emerge che i leader del Movimento europeo, Joseph Retinger, Robert Schuman e l’ex primo ministro belga Paul Henri Spaak, venivano a volte trattati alla stregua di «bassa manovalanza» dai loro sponsor americani, una fonte di comprensibile infelicità”.
Le premesse sono state queste e le conseguenze appaiono anche più ferali sotto i nostri occhi contemporanei. Per giunta, la presente classe dirigente europea non vale nemmeno l’unghia di quei nomi altisonanti apparsi nei rapporti citati. Se Churchill o De Gasperi si sono lasciati circuire dietro sovvenzioni i nostri politici sono sicuramente a libro paga.
Da quando la Russia si è risollevata dalle sue ceneri le pressioni statunitensi per tenerla lontana dall’Europa sono cresciute esponenzialmente. Washington teme come la peste un asse Berlino-Mosca che sarebbe in grado di rimettere in discussione la sua supremazia sul Vecchio Continente. Inoltre, non intende più indorarci la pillola (anche perché le contingenze sono profondamente mutate) della disputa mondiale in atto assumendosi ogni responsabilità (il nostro welfare state, dalla culla alla tomba, poté svilupparsi grazie a questa sua iperprotezione durante la Guerra Fredda), come nel secolo precedente, allorché la presenza di un antagonista col quale quasi si equivaleva suggeriva di utilizzare molto più soft power ed elargizioni economiche in cambio della fedeltà dei propri clienti. Anche ciò viene detto esplicitamente da George Friedman:
“Noi ci troviamo costantemente in delle guerre. L’Europa non tornerà agli anni ’30 ma tornerà alle cose umane, avrà le sue guerre e le sue paci, avrà perdite di vite umane, magari non si conteranno centinaia di milioni di vittime ma il fatto che l’Europa si ritenga eccezionale, penso sia la prima cosa che mi colpisca…ci saranno conflitti, ci sono già stati conflitti, in Jugoslavia ad esempio, ora c’è di sicuro un conflitto in Ucraina…il principale interesse per gli Usa, per via del quale abbiamo combattuto delle guerre, I, II guerra mondiale e Guerra Fredda, consiste nella relazione tra Germania e Russia, perché se si uniscono sono l’unica potenza che possa minacciarci. Dobbiamo essere sicuri che questo non succeda.
Gli Usa hanno un interesse fondamentale, ora controllano tutti gli oceani del mondo, nessuna potenza si è mai nemmeno avvicinata a farlo, è grazie a questo che possiamo invadere senza essere invasi. Tenere saldo il controllo dei mari e dello spazio è la base della nostra potenza. Il modo migliore per sconfiggere una flotta nemica è impedire che sia mai costruita…gli Stati Uniti non possono invadere l’Eurasia, non appena il primo soldato mette il suo stivale sul terreno scatta la superiorità numerica…però possiamo dare appoggio a numerose potenze rivali affinché si scontrino tra di loro: appoggio politico, economico, militare, consulenti. Possiamo, inoltre, destabilizzare il nemico con attacchi invalidanti. Dunque, gli Usa non possono intervenire costantemente in tutta l’Eurasia, devono intervenire selettivamente. E solo come estrema ratio…La vera incognita in Europa è rappresentata dal fatto che mentre gli Usa costruiscono il loro cordone sanitario…noi non conosciamo la posizione della Germania.
La Germania si trova in una posizione del tutto particolare. Il suo ex cancelliere Gerhard Schroeder fa parte del consiglio di amministrazione della Gazprom e in Germania hanno una relazione molto complessa con i russi. Gli stessi tedeschi non sanno che fare. Devono esportare ed i russi possono comprare le loro merci. D’altro canto, se perdono la zona di libero scambio devono pur inventarsi qualcosa di differente. Per gli Usa la paura più forte è data dal capitale russo, dalla tecnologia russa. La tecnologia tedesca ed il capitale tedesco, assieme alle risorse naturali russe e alla manodopera russa, rappresentano l’unica combinazione che da secoli spaventa gli Usa. Come finirà? Gli Stati Uniti hanno messo già messo le carte in tavola: si tratta del corridoio dal Baltico al Mar Nero”.
Washington vuole dominare questo passaggio strategico in funzione antirussa e potrà farlo in pieno se la Germania, ago della bilancia europeo, si adatta ai suoi programmi. Ma se Berlino cede anche l’Europa cadrà sotto un giogo perenne.
Dunque, noi europei dovremmo combattere e morire per realizzare i programmi americani sul nostro suolo. Dovremmo combattere e morire soprattutto contro i russi e principalmente per evitare che russi e tedeschi ottengano un accordo col quale buttare fuori gli yankee dal Continente e sottrarlo all’influenza statunitense.
Dovremmo combattere e morire per garantire la predominanza americana e la nostra sudditanza alla Casa Bianca. Dobbiamo davvero sacrificare la nostra migliore gioventù per scelte che non ci appartengono? Siamo ancora convinti che convenga stare dalla parte di Washington? Da adesso in poi, quando l’Alto Rappresentante per la politica estera europea ripeterà un’altra volta che Mosca è una minaccia per Bruxelles, laddove gli elementi che vi abbiamo fornito rivelano l’opposto, saprete per conto di chi sta parlando e per quali sporchi obiettivi antieuropei.

Fonte:Conflitti e strategie

ERCOLINA MILANESI


Il nuovo modo di Hamas di avvelenare la mente dei bambini palestinesi

Questi sono i bambini che vengono poi reclutati come "combattenti" nel jihad contro Israele gli "infedeli".
Il video girato nella scuola di Gaza City mostra il lavaggio del cervello e gli abusi cui vengono sottoposti i bambini da parte dei leader palestinesi.
Ora il processo di pace in Medio Oriente attende di essere sottoposto a un esorcismo.
Hamas avvelena da anni i cuori e le menti dei bambini palestinesi. Il movimento islamista sta ora tentando una nuova tattica di lavaggio del cervello: l'esorcismo.
La pratica, che mira a scacciare i "demoni" che potrebbero essersi insinuati nelle anime dei bimbi, sconcerta molti palestinesi.
Questo nuovo abuso su minori perpetrato da Hamas è stato mostrato in un video che è finito sui social media palestinesi. La crudeltà del comportamento ha suscitato polemiche tra la popolazione.
Nel video si vedono bambini isterici in compagnia di predicatori esorcisti che lavorano per il ministero del Wakf (ente del patrimonio islamico) controllato da Hamas nella Striscia di Gaza. Questo rito umiliante e invasivo viene praticato nella scuola Al-Nil di Gaza City.
Tre bambini piangono e vengono sottoposti nella scuola Al-Nil di Gaza City a un rituale di esorcismo che viene eseguito dai predicatori del ministero del Wakf (ente del patrimonio islamico) controllato da Hamas.
I predicatori fanno parte di un gruppo chiamato "La nave della salvezza missionaria". Essi entrano nelle scuole di Gaza City e si assicurano, attraverso il rito di esorcismo, che i bambini siano pentiti e fedeli all'Islam.
Il gruppo è gestito dalla Direzione generale per la predicazione e la guida del ministero delWakf.
Il video, che mette in luce la natura dell'indottrinamento religioso messo in atto da Hamas sugli scolari della Striscia di Gaza, fa venire in mente un film thriller.
Nel filmato, si sente dire a uno dei predicatori di Hamas: "Non siamo venuti a mettere in atto una recita, ma a scacciare il diavolo dal cuore e dalla mente e far entrare lo soddisfazione di Allah nei cuori".
Il video mostra ragazzini terrorizzati, inginocchiati nel cortile della scuola, e altri che urlano. Nel frattempo, i predicatori di Hamas con i microfoni in mano, scandiscono a voce alta: "Allahu Akbar!" [Allah è il più grande!], il grido di guerra islamico.
Il fatto che Hamas abusi dei bambini in età scolare non è una novità ed è tutt'altro che una sorpresa per chi da tempo è seguace del movimento islamista di Gaza. Questi sono i bambini che vengono poi reclutati come "combattenti" nel jihad (guerra santa) contro Israele gli "infedeli".
Fin dalla violenta presa del potere nella Striscia di Gaza nel 2007, Hamas ha usato i bambini come scudi umani e come "soldati" nella lotta contro Israele. Minori in uniforme, che brandiscono fucili automatici e coltelli sono diventati parte integrante delle parate militari e dei raduni di Hamas.
I bambini palestinesi vengono filmati mentre viene loro insegnato a odiare chi viene considerato un nemico dell'Islam. È così che le nuove generazioni di palestinesi vengono allevate nel culto dell'esaltazione degli attentatori suicidi e dei jihadisti.
Hanan Ashrawi, membro del Comitato esecutivo dell'Olp ha espresso il proprio raccapriccio per il video, osservando che i sermoni dei predicatori sono pregni di intimidazione e orrore. Questo comportamento, ha dichiarato la Ashrawi, dimostra il "carattere reazionario" del regime di Hamas nella Striscia di Gaza, che avrebbe un impatto negativo sullo sviluppo della società e sui valori dei palestinesi. Hanan Ashrawi ha inoltre denunciato questa pratica, come una palese violazione delle convenzioni che tutelano i diritti dei minori.
Anche il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), il gruppo terroristico marxista, ha preso posizione contro il video. Il Fronte ha espresso la propria indignazione per i "trattamenti disumani" inflitti ai minori e ha chiesto che venga immediatamente aperta un'indagine su questa forma di tortura mentale e degradazione. Il gruppo ha anche lanciato un monito contro il lavaggio del cervello cui vengono sottoposti i bambini e sul loro indottrinamento attraverso il fanatismo religioso.
Il video girato nella scuola di Gaza City mostra il lavaggio del cervello e gli abusi cui vengono sottoposti i bambini da parte dei leader palestinesi.
Il filmato mostra anche la marcia della società palestinese verso l'adozione dell'ideologia e di tattiche che sono proprie dell'Islam radicale e di gruppi come l'Isis e al-Qaeda. Ora il processo di pace in Medio Oriente attende di essere sottoposto a un esorcismo.

Fonte Gatestone Institute


L'Isis in Europa: Quanto è profonda la "zona grigia ?

Tra i giovani musulmani europei, il consenso per gli attentati suicidi va dal 22 per cento in Germania al 29 per cento in Spagna, 35 per cento in Gran Bretagna e 42 per cento in Francia, secondo un sondaggio del Pew Forum. Nel Regno Unito, un musulmano su cinque nutre simpatia per il Califfato. Oggi, sono sempre più numerosi i musulmani britannici che preferiscono unirsi all'Isis anziché all'esercito inglese. Nei Paesi Bassi, un sondaggio rivela che l'80 per cento dei turchi olandesi non vede "nulla di sbagliato nell'Isis".
Anche se questi sondaggi e studi devono essere presi con una certa cautela, tutti indicano l'esistenza di una "zona grigia" profonda e vibrante, che alimenta il jihad islamico in Europa e Medio Oriente. Si parla di milioni di musulmani che mostrano solidarietà, comprensione e affinità per l'ideologia e gli obiettivi dell'Isis.
Quanti sono i musulmani che questo virus dell'Isis sarà in grado di infettare nell'ampia "zona grigia" europea? La risposta determinerà il nostro futuro.
Negli anni Settanta e Ottanta, l'Europa fu terrorizzata da una guerra dichiarata dai gruppi armati comunisti, come la banda Baader-Meinhof in Germania e le Brigate Rosse in Italia. I terroristi sembravano decisi a minare la democrazia e il capitalismo. Questi gruppi presero di mira molti giornalisti, funzionari pubblici, docenti, economisti e politici e, nel 1978 in Italia, venne anche rapito e giustiziato l'ex primo ministro italiano Aldo Moro.
Allora, il grande interrogativo da porsi era: "Quanto è profonda la 'zona grigia'?" – costituita dai simpatizzanti del terrorismo presenti nelle fabbriche, nei sindacati e nelle università.
Lo scorso anno, i seguaci dello Stato islamico hanno ucciso centinaia di europei e occidentali. Il loro ultimo attacco, a Bruxelles, ha colpito il cuore dell'Occidente: la mecca postmoderna della Nato e dell'Unione Europea.
Ora dovremmo rispondere alla stessa domanda: "Quanto è profonda la 'zona grigia' dello Stato islamico in Europa?"
Peggy Noonan di recente ha cercato di dare una risposta nelle pagine del Wall Street Journal:
"Si dice che nel mondo ci sono 1,6 miliardi di musulmani. (..) Supponiamo che solo il 10 per cento di 1,6 miliardi nutra malcontento verso 'l'Occidente' o desideri eliminare gli infedeli oppure speri di ristabilire il califfato. Questo 10 per cento corrisponde a 160 milioni di persone. Ipotizziamo che di questo gruppo solo il 10 per cento sarebbe favorevole al jihad, ossia 16 milioni di persone. Presumiamo che di questi 16 milioni solo il 10 percento lo pensi davvero e diventerebbe jihadista o aiuterebbe la causa. Si tratta di 1,6 milioni."
Sono tanti.
Secondo un rapporto ComRes commissionato dalla Bbc, il 27 per cento dei musulmani inglesi ha approvato la strage di Charlie Hebdo (dodici morti). Un sondaggio Icm, diffuso da Newsweek, rivela che il 16 per cento dei musulmani francesi simpatizza per l'Isis. La percentuale sale al 27 per cento fra i giovani di diciotto-ventiquattro anni. In molte scuole francesi, il "minuto di silenzio" da osservare per commemorare le vittime della redazione di Charlie Hebdo è stato interrotto dagli alunni musulmani che si sono rifiutati di farlo.
Quanto è popolare l'Isis in Belgio? Parecchio. Lo studio più accurato è un rapporto pubblicato da Voices From the Blogs, che sottolinea l'elevato grado di solidarietà a favore dell'Isis, in Belgio. Il report ha monitorato e analizzato più di due milioni di messaggi in arabo postati in tutto il mondo su Twitter e Facebook e sui blog riguardo alle azioni dell'Isis in Medio Oriente.
I commenti più entusiasti sullo Stato islamico sono quelli espressi in Qatar, 47 per cento; segue il Pakistan, 35 per cento; terzo in assoluto è il Belgio, dove il 31 per cento dei tweet in arabo sull'Isis è positivo – più della Libia (24 per cento), Oman (25 per cento), Giordania (19 per cento), Arabia Saudita (20 per cento) e Iraq (20 per cento). Questi dati sconcertanti mostrano il successo della rete e con quale facilità lo Stato islamico svolge attività di reclutamento in Belgio.
Negli altri paesi europei, il livello di popolarità dell'Isis si attesta al 24 per cento in Gran Bretagna, 21 per cento in Spagna e 20 per cento in Francia.
Nel Regno Unito, un musulmano su cinque nutre simpatia per il Califfato. Oggi, sono sempre più numerosi i musulmani britannici che preferiscono unirsi all'Isis anziché all'esercito inglese.
Nei Paesi Bassi, un sondaggio condotto da Motivaction rivela che l'80 per cento dei turchi olandesi non vede "nulla di sbagliato nell'Isis".
Tra i giovani musulmani europei, il consenso per gli attentati suicidi va dal 22 per cento in Germania al 29 per cento in Spagna, 35 per cento in Gran Bretagna e 42 per cento in Francia, secondo un sondaggio del Pew Forum.
Il livello di popolarità dell'Isis nel mondo arabo è stato mostrato da molti sondaggi. Il Clarion Project ha pubblicato nel marzo 2015 un rapporto basato su più fonti: l'iracheno Independent Institute for Administration and Civil Society Studies; un sondaggio condotto nel novembre 2014 da Zogby; un sondaggio del novembre 2014 dell'Arab Center for Research and Policy Studies di Doha e un sondaggio dell'ottobre 2014 condotto dal Fikra Forum. Risultato: 42 milioni di persone nel mondo arabo che simpatizzano con l'Isis.
Dopo il massacro nella redazione parigina di Charlie Hebdo, Al-Jazeera chiese al pubblico: "Siete favorevoli alle vittorie dell'Isis'" L'81 per cento rispose di sì.
Anche se questi sondaggi e studi devono essere presi con una certa cautela, tutti indicano l'esistenza di una "zona grigia" profonda e vibrante, che alimenta il jihad islamico in Europa e Medio Oriente. Si parla di milioni di musulmani che mostrano solidarietà, comprensione e affinità per l'ideologia e gli obiettivi dell'Isis.
Anthony Glees, uno studioso inglese del radicalismo islamico, ha rivelato la "zona grigia" del gruppo terroristico tedesco Baader-Meinhof: "Nel 1977, l'Ufficio federale della polizia criminale della Germania occidentale aveva una lista di terroristi con i nomi di circa 4,7 milioni di sospetti e simpatizzanti, molti dei quali erano studenti universitari".
I leader dei terroristi di quell'epoca venivano tutti da buone famiglie tedesche: Andreas Baader era figlio di un docente di storia; Ulrike Meinhof era la figlia di un direttore di museo e famoso giornalista; il padre di Gudrun Ensslin era un pastore evangelico; e il padre di Horst Mahler era magistrato.
Oggi, lo Stato islamico ha un'ampia zona grigia di simpatizzanti in seno alle comunità musulmane europee.
Negli anni Settanta e Ottanta, l'Europa fu terrorizzata da una guerra dichiarata dai gruppi armati comunisti, come la banda Baader-Meinhof in Germania (nelle foto in bianco e nero), che avevano una "zona grigia" di milioni di simpatizzanti sospettati. I jihadisti europei di oggi, come la mente degli attacchi di Parigi, Abdelhamid Abaaoud (nella foto a destra), hanno un'immensa "zona grigia" di simpatizzanti in seno alle comunità musulmane europee.
Se la banda Baader-Meinhof era in guerra con gli "schweine", (i porci borghesi) e prendeva di mira specifiche figure politiche, i volontari del Califfato sono in guerra con tutti i "kuffar" (i miscredenti). I lealisti dell'Isis hanno preso di mira i clienti di ristoranti, teatri e le persone presenti nello stadio, a Parigi; un caffé di Copenaghen dove era in corso un dibattito sulla libertà di espressione e l'Islam; i turisti occidentali di un resort in Tunisia; i pendolari alla stazione della metropolitana di Maelbeek e i passeggeri dell'aeroporto di Bruxelles.
Per l'Isis è una guerra eterna in nome del Profeta. Come spiega Graeme Wood in "What ISIS Really Wants", l'Isis "ha fame di genocidio (...) e si considera un messaggero – un giocatore chiave – dell'imminente fine del mondo".
Un libro appena pubblicato in francese da Ivan Rioufol, un giornalista del quotidiano Le Figaro, dall'eloquente titolo "La guerre civile qui vient", descrive nel dettaglio i pericoli rappresentati dalla "ideologia apocalittica" dell'Islam radicale in Europa. Quanti musulmani questo virus dell'Isis sarà in grado di infettare nell'ampia "zona grigia" europea? La risposta determinerà il nostro futuro. Fonte Gatestone Institute

ERCOLINA MILANESI











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