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Un piano delle Nazioni Unite per trasformare il mondo in una colonia islamica?

- Le Nazioni Unite sono la madre dell'ingiustizia e dell'islamizzazione globale radicale.
- Quando l'ONU non riconosce la presenza storica e la continuità del popolo ebraico nella sua terra, i prossimi che finiranno nel menù della catena alimentare dell'UNESCO molto probabilmente saranno i greci e poi gli italiani. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è già stato chiaro a riguardo, la settimana scorsa.
- Nessuno sarebbe sorpreso se l'UNESCO, per istituzionalizzare la presenza islamica nella comunità internazionale, affermasse che i greci non hanno nulla a che fare con l'Acropoli e il Partenone, e che l'Italia non ha alcun legame storico con il Colosseo a Roma.
- Con il tasso di ammissione dei musulmani in Grecia, nel 2050, i greci saranno una minoranza nel loro stesso paese.
- I media greci hanno deciso di non informare la popolazione ellenica sul comportamento dei propri politici nei confronti della nazione ebraica perché questo rivelerebbe la loro preferenza per l'Islam piuttosto che per Israele e il popolo greco potrebbe non valutare positivamente questa scelta.
- Come può la Grecia chiedere aiuto alla comunità globale sulla questione di Santa Sofia a Istanbul, quando gli stessi politici ellenici mantengono una posizione neutrale sulla questione praticamente identica del Monte del Tempio di Gerusalemme?

La notizia che l'UNESCO non riconosce il legame tra il popolo ebraico e il Monte del Tempio di Gerusalemme fa pensare al fatto che l'ONU è la madre dell'ingiustizia e dell'islamizzazione globale radicale. I suoi membri, dei quali fa parte il grande blocco dell'Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) – 56 paesi islamici più la "Palestina" – sono evidentemente convinti che se vogliono trasformare il mondo occidentale in una colonia islamica, innanzitutto devono distruggere lo Stato di Israele. Questo assomiglia al suggerimento dato nell'antica Grecia dal generale greco in esilio Demarato al re di Persia, Serse: "Se vuoi che la Grecia cada, prima devi distruggere gli spartani".
Se Gerusalemme cadesse nelle mani dell'Islam, anche il resto del mondo presumibilmente sarebbe in suo potere. La decisione dell'UNESCO non solo è assurda da un punto di vista storico (l'Islam non esisteva affatto all'epoca dell'antica Gerusalemme), ma è anche una mossa strategica contro le fondamenta culturali dell'Occidente.
Quando l'ONU non riconosce la presenza storica e la continuità del popolo ebraico nella sua terra, i prossimi che finiranno nel menù della catena alimentare dell'UNESCO molto probabilmente saranno i greci e poi gli italiani. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è già stato chiaro a riguardo, la settimana scorsa.
La Grecia ospita due milioni di immigrati illegali provenienti da paesi a maggioranza musulmana. Una ricerca condotta nella Repubblica ellenica mostra che con l'invecchiamento della popolazione autoctona e l'emigrazione dei giovani, a causa della crisi economica del paese, nel 2050 i greci nativi saranno solo 8,3 milioni, ossia 2,5 milioni in meno rispetto a oggi. Con il tasso di ammissione dei musulmani in Grecia, nel 2050, i greci saranno una minoranza nel loro stesso paese.
Nessuno sarebbe sorpreso se, tra qualche anno, l'UNESCO, per istituzionalizzare la presenza islamica nella comunità internazionale, affermasse che i greci non hanno nulla a che fare con l'Acropoli e il Partenone, e che l'Italia non ha alcun legame storico con il Colosseo a Roma.
La recente risoluzione dell'UNESCO su Gerusalemme dovrebbe particolarmente preoccupare l'establishment politico non solo in Grecia, ma in tutta Europa, perché una simile ingiustizia plateale commessa dalle Nazioni Unite contro la storia di un'antica nazione, come quella degli ebrei, mostra una cieca parzialità a favore dell'Islam e potrebbe essere commessa contro ognuno di noi.
Il presidente turco vuole trasformare l'iconica basilica di Santa Sofia a Istanbul in una moschea e ha nominato un imam a tempo pieno che dice quotidianamente le preghiere islamiche in questo luogo più sacro della Chiesa greco-ortodossa. La basilica di Santa Sofia è per i cristiani ortodossi quello che la Mecca è per i musulmani e il Muro Occidentale per gli ebrei. Hagia Sophia è stata inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO, ma il presidente turco vuole comunque trasformarla in una moschea.
Nonostante queste minacce per l'intero patrimonio greco, quasi tutti i membri dell'establishment ellenico hanno chiuso gli occhi di fronte all'ingiustizia rapace delle Nazioni Unite nei confronti del popolo ebraico, perché questa volta l'ingiustizia non era stata commessa a loro danno, e pertanto hanno preferito astenersi durante la votazione dell'UNESCO. Il governo greco, guidato dal leader di Syriza Alexis Tsipras in coalizione con il partito dei Greci indipendenti (Anel) di Panos Kammenos, con la collaborazione del leader dell'opposizione, Kyriakos Mitsotakis, ha deciso di non onorare la relazione strategica sviluppata con lo Stato di Israele. Astenendosi, è stato offeso non solo il popolo ebraico e i sentimenti di amicizia che legano i greci ai nostri vicini nel Mediterraneo, ma l'intero patrimonio dell'Occidente, che è seriamente minacciato.
I media greci e il 99 per cento dei siti di informazione hanno deciso di non informare la popolazione ellenica sul comportamento dei propri politici nei confronti della nazione ebraica perché questo rivelerebbe la loro preferenza per l'Islam piuttosto che per Israele e il popolo greco potrebbe non valutare positivamente questa scelta.
Questo comportamento disonesto del sistema politico greco contro un amico e alleato danneggia la Grecia sulla scena internazionale, rendendola un interlocutore inaffidabile. Il governo greco mette a repentaglio la sicurezza del paese perché nessuno Stato si fiderà più dei politici ellenici. La nostra classe politica, a quanto pare, sta facendo sì che il nostro paese diventi il prossimo "boccone" per l'ONU e la Turchia.
Come può la Grecia chiedere aiuto alla comunità globale sulla questione di Santa Sofia a Istanbul, quando gli stessi politici ellenici mantengono una posizione neutrale sulla questione praticamente identica del Monte del Tempio di Gerusalemme?
Come può la Grecia chiedere aiuto alla comunità globale sulla questione di Santa Sofia a Istanbul (nella foto a destra), quando gli stessi politici ellenici mantengono una posizione neutrale sulla questione praticamente identica del Monte del Tempio di Gerusalemme?
Il sistema politico greco non onora la storia della nazione greca, i suoi valori e la sua costanza verso i suoi amici e alleati. È un sistema che non ha alcun mandato politico dal popolo ellenico. Le misure prese dal sistema politico in politica interna ed estera non godono dell'approvazione dei greci.
Nei sondaggi che non sono truccati, l'intero establishment incassa il consenso di meno del 50 per cento dell'elettorato. I greci devono scegliere tra una coalizione di governo, che fa riferimento ideologicamente e politicamente all'ala repressiva del Partito democratico degli Stati Uniti, e l'opposizione, che si rifà ideologicamente e politicamente alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo partito, l'Unione cristiano-democratica (Cdu).
Purtroppo, non esistono scelte alternative per l'elettorato greco. È un sistema truccato conpolitici corrotti, media disonesti e magistrati manipolati.
Il sistema politico greco sta uccidendo i propri cittadini. I politici greci, sottomettendosi ai programmi di "salvataggio" economico dell'Unione Europea, hanno portato un'enorme povertà alla popolazione e, intanto, il paese è stato colonizzato e islamizzato da immigrati musulmani illegali.
I "persiani" sono qui sotto forma dell'Organizzazione della Cooperazione Islamica, delle Nazioni Unite e di un sistema politico che sembra sbilanciato a favore dei politici, interessati a mantenere il loro posto di lavoro anziché tenere conto delle necessità dei loro cittadini. Il popolo greco e gli altri popoli europei sono alla ricerca di mezzi politici per combatterli alle Termopili del XXI secolo. (Fonte Gatestone Institute).

ERCOLINA MILANESI


TRUMP, LETTA:" ERRORE IGNORARE LA RABBIA, OGGI LA GENTE VOTA CONTRO L'ESTABLISHMENT A PRESCINDERE . MONITO ANCHE PERL'ITALIA"

L'ex presidente del Consiglio, che oggi dirige l'Institut d'études politiques de Paris-Sciences Po: "Il miliardario incarna il dissenso, bisogna trarne una lezione". Sul versante economico bisognerà fare i conti con un effetto "imprevedibilità" e "sono sempre gli anelli più deboli a pagare di più: la crescita dei tassi di interesse impatterà sul costo del nostro debito. Quando si genera instabilità, l’Italia deve staccare un assegno più alto degli altri"
- Enrico Letta, ex ministro e presidente del Consiglio, il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha dichiarato che con Donald Trump presidente degli Stati Uniti “la relazione transatlantica diventerà più difficile”. Cosa vuol dire? Sono fondate le preoccupazioni di alcune cancellerie europee?
“Secondo me la preoccupazione è pienamente giustificata. Dobbiamo distinguere due aspetti. Primo: bisogna prendere questo voto come una lezione per ridiscutere il rapporto tra la gente comune e l’establishment e analizzare la rabbia che la gente ha espresso nei confronti della politica. È una lezione che deve essere presa in positivo, non si può continuare a ignorarla e limitarci a isolare il dissenso perché questo, poi, genera mostri. La verità è che c’è una rabbia nei confronti dell’establishment e la gente vota contro l’establishment a prescindere. E la Clinton è l’incarnazione perfetta dell’establishment.
- La seconda questione è quella riguardante le politiche di merito. Questo mi preoccupa molto. Da una parte mi sembra che vi sia una forte tendenza isolazionista, esattamente l’opposto di quello che è stato il passato interventista degli Stati Uniti. Questo avrà delle ripercussioni anche sulle spese militari dell’Europa che dovrà confrontarsi con un’esigenza di sicurezza che fino a oggi era garantita totalmente dall’alleato americano. Dall’altra parte c’è un’imprevedibilità che può risultare rischiosa per la sicurezza in alcune aree del mondo”.
- Ma Trump rappresenta un interlocutore affidabile per Bruxelles e gli Stati europei?
“Va messo alla prova, ma al momento tutti i segnali mi fanno dire che assolutamente non lo è. Sarà un interlocutore molto complicato e imprevedibile. Dovremo capire chi saranno i Segretari e i collaboratori del governo per avere un’idea più chiara. E non facciamo i buonisti, non iniziamo con i paragoni assurdi con Ronald Reagan. Era un’altra cosa: si circondò di personaggi di una levatura unica come James Baker. Non possiamo dire che Trump non è poi così male solo perché ha vinto. Abbiamo davanti uno che ha in mano la famosa valigetta nucleare col pulsante e il Presidente, negli Stati Uniti, ha un potere praticamente assoluto. Ci sono motivi di preoccupazione molto evidenti, anche se credo e spero che l’America abbia un sistema interno capace di evitare il peggio”.
- Il paradigma sul quale si è basato lo scenario geopolitico internazionale dopo il 1945 prevede la presenza degli Stati Uniti nei teatri più importanti. Questo rischia di cambiare con un Trump isolazionista?
“Certo è che con le tensioni che ci sono nel mondo non abbiamo bisogno di un’America che gioca alla meno, a evitare di far danni. Ci vorrebbe un’America positiva, un’America che aiuta, che interviene con saggezza, che trova il modo di far fare pace ai vari interlocutori. Trump è uno che invece può dire qualsiasi cosa nei momenti più strampalati e questo preoccupa molto. Inoltre, il fatto che lui metta l’attenzione esclusivamente su aspetti di politica domestica farà sì che questi prenderanno il sopravvento su qualsiasi altro argomento di carattere generale e questo non è positivo. Io sono uno di quelli che reputa l’eredità di Obama molto positiva. Si è trovato un’eredità da far tremare i polsi, con i grandi errori come l’Iraq, ed è riuscito a tornare indietro con fatica e difficoltà, mantenendo un ruolo degli Stati Uniti fondamentale. Penso a Cuba, all’Iran, a varie zone dell’Asia, nel Pacifico, è stato un alleato importante dell’Europa. Lo rimpiangeremo”.
- Questo risultato ha fatto esultare i partiti populisti europei, con Salvini entusiasta del voto americano. Crede che si tratti della scintilla che causerà la definitiva ascesa di questi movimenti anche in Europa?
“Si tratta di vedere, non è scontato. L’unico risultato che abbiamo come esempio è quello del voto spagnolo avvenuto tre giorni dopo la Brexit. Nelle ultime ore, secondo tutti i sondaggisti, il voto spagnolo ha registrato un soprassalto in favore dei due partiti tradizionali che hanno sopravanzato i due non tradizionali, probabilmente come reazione di paura in risposta al salto nel buio della Brexit. Quindi aspetterei a parlare di accelerata dei populismi. Poi non scordiamoci che negli Stati Uniti è sempre un gioco a due e Trump si è trovato nella situazione ideale: raramente un presidente uscente ha visto succedere uno del suo stesso campo e, inoltre, la Clinton rappresentava ciò che di più vicino c’è all’establishment che la gente oggi combatte. Trump, invece, è un outsider vero, non come Salvini o Le Pen che sono in Parlamento da venti anni”.
- Cosa cambia, invece, per l’Italia?
“Non so se in politica interna, ma questo risultato avrà degli effetti sui nostri affari internazionali. Dovremo farci un esame di maturità, ci ritroveremo spesso a dover fare le cose da soli o con gli alleati europei più che con gli americani. Non c’è da dormire sogni tranquilli sulla Libia o altri scenari simili. Inoltre, questo effetto instabilità fa sì che siano sempre gli anelli più deboli a pagare di più: non i tedeschi, ma noi, soprattutto riguardo alla crescita dei tassi di interesse che impatterà sul costo del nostro debito. Quando si genera instabilità, l’Italia deve staccare un assegno più alto degli altri. Occhio che c’è un tifone in giro, rafforziamo i tetti”.
- Ci saranno dei cambiamenti nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Paesi europei? Il Ttip sarà rispolverato in qualche modo?
“Non scommetterei un euro sul Ttip dopo quello che è successo. Lui è stato chiarissimo: la sua politica è isolazionista, anche nei confronti dei mercati europei. Non ho dubbi: questa è la sua bandiera da vendere agli elettori. Questa è una conseguenza abbastanza sicura dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti”.
- A proposito di stabilità. Trump non ha mai nascosto la sua ammirazione per le politiche di Putin. Questo rischia di spostare l’asse mondiale verso est? E l’Europa, debole a causa della Brexit e divisa al suo interno sulla questione migranti e le sanzioni alla Russia, dovrà avere la forza e la maturità di fare da stabilizzatore?
“Nell’ultima settimana sono stato in Cina e sono rimasto sorpreso da come tutti i cinesi tifassero apertamente per Trump. La stessa cosa in Russia, quindi è evidente che ci sia un cambio di paradigma perché questi due Paesi sono sempre stati considerati due potenziali minacce. Però non ne sarei troppo sicuro perché Trump fa molti discorsi ma si dovrà confrontare con i problemi reali. Detto questo, credo che l’Europa debba pensare ai suoi interessi e fare un ragionamento su se stessa. Questa è una grande sveglia per l’Europa, sia sul tema delle democrazie che sul tema delle politiche”.
- È strano pensare a una Cina che esulta per la svolta isolazionista statunitense, la chiusura delle frontiere commerciali e un parziale stop agli investimenti esteri…
“La Clinton per loro era la soluzione peggiore. Voleva dire interventismo, mentre Trump è isolazionismo. Non vogliono qualcuno che vada a rompere le scatole sulle loro vicende asiatiche, come le isole del Mar Cinese Meridionale”.
- Questa stima che Trump nutre per Putin potrebbe facilitare una risoluzione favorevole alla Russia della questione siriana, ucraina e dei Paesi Baltici?
“Su questo è necessario aspettare e vedere quali siano effettivamente le politiche di Trump. Le sue parole mi sembrano più battute elettorali che ragionamenti da Presidente. L’idea che gli Stati Uniti cambino radicalmente e considerino Russia e Cina come migliori alleati la devo vedere. Gli establishment repubblicano e democratico non appoggerebbero questa svolta e nemmeno il cittadino medio americano. Il rapporto tra Putin e Trump non ha influito sulle intenzioni di voto. È innegabile che, comunque, ci sia un interesse europeo, italiano in particolare, a rasserenare i rapporti con la Russia”.
- La sconfitta della Clinton rappresenta a suo parere anche un verdetto negativo degli americani sull’eredità lasciata da Obama?
“No, penso proprio di no. Perché è sempre stato evidente che Obama e Clinton sono due cose diverse. Arrivo a pensare che Obama avrebbe vinto. La Clinton c’era prima di Obama e ha tentato di esserci dopo Obama e questo nella politica di oggi non funziona, non paga.

ERCOLINA MILANESI


Putin il realista

“Tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90, c’è stata la possibilità non solo di accelerare il processo di globalizzazione, ma anche di dare ad esso una diversa qualità e renderlo più armonico e sostenibile. Ma alcuni paesi che si vedevano vincitori della Guerra Fredda hanno colto l’occasione per rimodellare l’ordine politico ed economico globale solo per soddisfare i propri interessi”.
A parlare è il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di fronte ai 150 rappresentanti di 53 paesi che hanno partecipato alla riunione annuale del Club Valdai, uno dei più prestigiosi spazi internazionali di confronto e analisi tra l’élite economica e culturale russa e quella del resto del mondo.
Il discorso di Putin va letto con attenzione perché rappresenta non solo un atto di accusa diretto alle politiche dell’Occidente, ma anche un’analisi realista e in qualche caso ironica di ciò che l’egemonia americana sta imponendo.
Questi Paesi, ha continuato Putin, “nella loro euforia, hanno sostanzialmente abbandonato dialogo e parità con gli altri attori della vita internazionale, hanno scelto di non migliorare né di creare Istituzioni universali, ma di portare il mondo sotto le loro organizzazioni, le loro norme e le loro regole”.
Putin si scaglia contro l’Occidente, contro le sue guerre umanitarie e i suoi tentativi di esportare la democrazia fuori da una cornice multipolare: le guerre in Serbia, in Iraq, in Afghanistan e in Libia “spesso condotte senza le relative decisioni del Consiglio di Sicurezza Onu”; e poi ancora hanno deciso “di spostare l’equilibrio strategico a proprio favore distaccandosi dal quadro giuridico internazionale che proibisce l’implementazione di nuovi sistemi di difesa missilistica”; hanno “creato gruppi terroristici le cui azioni hanno generato milioni di profughi, e gettato intere regioni nel caos”.

LA MINACCIA RUSSA
Putin definisce la “minaccia militare russa” con cui l’Occidente sta costruendo la nuova Guerra Fredda, un “business redditizio da utilizzare per pompare denaro fresco nei bilanci della Difesa, espandere la NATO (…) fino ai nostri confini”.
Il leader russo è categorico: Mosca “non ha intenzione di attaccare nessuno”; pensarlo è “sciocco e irrealistico. I paesi membri della NATO insieme con gli Stati Uniti hanno una popolazione totale di 600 milioni circa; la Russia solo 146. E’ semplicemente assurdo concepire anche tali pensieri”.

REPUBBLICA DELLE BANANE
Poi Putin ironizza sulla “isteria degli Stati Uniti circa una presunta ingerenza russa nelle elezioni presidenziali americane”; e rivolgendosi alla platea, “lo chiedo a voi: qualcuno seriamente pensa che la Russia possa in qualche modo influenzare la scelta del popolo americano?” Cos’è l’America? Una “Repubblica delle Banane o un grande potenza?”

CONTRO L’ÉLITE
Ma la denuncia più violenta di Putin è contro l’élite tecnocratica che sta scippando il valore della sovranità.
Nelle democrazie più avanzate “la maggioranza dei cittadini non ha alcuna reale influenza sul processo politico e sul potere”. Le persone avvertono “un divario sempre crescente tra i loro interessi e quelli dell’élite che governa i processi”. E quando, attraverso le elezioni o i referendum, i cittadini scelgono in maniera diversa rispetto a quello che l’élite vorrebbe, ecco che essa trasforma la volontà popolare in “anomalia” o immaturità o incapacità di scegliere. E ciò che in maniera sprezzante viene definito populismo, per Putin è “gente comune, cittadini che stanno perdendo fiducia nella classe dirigente”.

Sembra che le élite non vedano il dissesto profondo nella società e “l‘erosione della classe media, mentre allo stesso tempo, esse impiantano ideologie distruttive per l’identità culturale e nazionale”.
Putin avverte: “è la sovranità la nozione centrale di tutto il sistema delle relazioni internazionali. Il rispetto per essa e il suo consolidamento contribuirà a sottoscrivere la pace e la stabilità sia a livello nazionale e internazionale”.
Quello di Putin è un monito a chi si diverte a disegnare nuovi ordini mondiali sulla pelle di nazioni e popoli; un avvertimento agli alchimisti della finanza globale e ai guerrafondai umanitari che alimentano le rivoluzioni colorate, le guerre civili e il terrorismo per generare il caos funzionale ai propri progetti egemonici.
Quella di Putin è l’analisi realista della deriva dell’Occidente ed una prospettiva anche per l’Europa: disegnare un sistema multipolare che metta “fine alla divisione del mondo in vincitori e vinti permanenti”. L’unica speranza per scongiurare una crisi internazionale senza ritorno.

ERCOLINA  MILANESI



Le strade tedesche in preda all'anarchia. "Stiamo perdendo il controllo delle strade"

Secondo l'Ufficio federale della polizia criminale, durante i primi sei mesi del 2016, i migranti hanno commesso 142.500 crimini. Il che equivale a 780 crimini perpetrati ogni giorno dai migranti, un aumento di quasi il 40 per cento rispetto al 2015. I dati includono solo quei reati in cui un sospetto è stato acciuffato.

Migliaia di migranti accolti nel paese come "richiedenti asilo" o "profughi" sono scomparsi. Presumibilmente, si tratta di migranti economici che sono entrati in Germania con l'inganno. Si pensa che molti di loro siano dediti a rapine e crimini violenti.

In molte zone del paese, la polizia locale ammette di avere poche risorse e di non essere in grado di mantenere la legge e l'ordine.

"Il traffico di droga avviene sotto i nostri occhi. Se interveniamo, veniamo minacciati, insultati o ci sputano addosso. A volte, qualcuno tira fuori un coltello. Sono sempre le stesse persone. Sono spietati, senza paura e non si fanno problemi a rubare, prendendo di mira anche gli anziani." – Un agente di vigilanza privata.

Secondo Freddi Lohse del sindacato tedesco di polizia di Amburgo, molti migranti autori di reati pensano che la clemenza del sistema giudiziario tedesco sia un segnale di via libera per continuare a delinquere. "Nei loro paesi d'origine andavano incontro a conseguenze più severe", egli ha detto. "Non hanno alcun rispetto per noi."

"Non è possibile che i criminali che continuano a ingrossare gli archivi della polizia, ci facciano del male fisicamente, ci insultino, ci facciano la qualsiasi cosa, senza alcuna conseguenza. Molti casi vengono chiusi oppure i criminali vengono rilasciati e sottoposti a libertà vigilata o roba simile. Sì, quello che accade oggi nei tribunali è una beffa." – Tania Kambouri, un'agente della polizia tedesca.

Lo stupro di una bambina di dieci anni avvenuto a Lipsia, la più grande città della Sassonia, torna ad accendere i riflettori sul crescente livello di crimini violenti perpetrati dai migranti in città e paesi di tutta la Germania e su cosa sono capaci di fare le autorità e i media tedeschi per censurare le informazioni riguardanti gli autori di questi reati.

La bambina si stava recando a scuola in bicicletta alle sette del mattino del 27 ottobre, quando un uomo le ha teso un agguato, l'ha gettata a terra e violentata. Il sospetto è stato descrittocome un uomo sulla trentina con capelli castani corti e la barba incolta.

La polizia di Lipsia si è apertamente rifiutata di dire se l'indagato è un migrante, ma ha implicitamente ammesso che lo sia. Ha pubblicato un identikit del sospettato accompagnato dal monito politicamente corretto:

"Questa immagine deve essere pubblicata solo dai giornali dell'area metropolitana di Lipsia. La pubblicazione di questa immagine su Internet, e anche sui social media come Facebook, non è stata disposta dal tribunale (Beschluss zur Öffentlichkeitsfahndung), pertanto, è vietata".

Il tentativo di censurare le informazioni sulla violenza sessuale, visto che alle autorità tedesche sta più a cuore tutelare l'identità dello stupratore anziché la salute della vittima e di altre ragazze che potrebbero essere aggredite, è pressoché senza precedenti in Germania.

A suo merito, il quotidiano berlinese Bild ha risposto: "BILD ignora questa richiesta. Vogliamo garantire che il sospettato venga indagato il più rapidamente possibile". Infatti, il giornale è stato uno dei pochi quotidiani tedeschi ad aver pubblicato non solo l'identikit, ma a dare notizia di questo stupro.

I crimini violenti – che comprendono stupri, aggressioni fisiche e sessuali, accoltellamenti, effrazioni, rapine, furti e traffico di droga – sono aumentati vertiginosamente da quando Angela Merkel ha permesso a più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall'Africa, Asia e dal Medio Oriente di entrare nel paese. Sono pochi i migranti sottoposti a controlli prima di essere accolti in Germania.

Secondo un rapporto confidenziale della polizia che è trapelato e finito sulle pagine del quotidiano tedesco Bild, nel 2015, i migranti hanno commesso 208.344 reati. Tale cifra rappresenta un aumento dell'80 per cento rispetto al 2014 e corrisponde a circa 570 crimini perpetrati quotidianamente dai migranti, ossia 23 reati ogni ora, solo nel 2015.

Il numero effettivo dei reati commessi dai migranti è però molto più elevato, perché il report, stilato dall'Ufficio federale della polizia criminale (Bundeskriminalamt, BKA), include solo crimini che sono stati scoperti (aufgeklärten Straftaten). Secondo le statistiche della polizia, di tutti i reati commessi nel paese in un dato anno, in media vengono individuati gli autori (Aufklärungsquote) di circa la metà di essi. Questo comporta che l'attuale cifra dei reati perpetrati dai migranti nel 2015 può superare i 400.000.

Secondo un rapporto del BKA diffuso il 6 settembre, durante i primi sei mesi del 2016, i migranti hanno commesso 142.500 crimini. Il che equivale a 780 crimini perpetrati ogni giorno dai migranti, ossia 32,5 reati commessi ogni ora, un aumento di quasi il 40 per cento rispetto al 2015. Anche in questo caso, i dati del 2016 includono solo quei reati in cui un sospetto è stato acciuffato. I crimini simili allo stupro di Lipsia non compaiono nelle statistiche perché i sospetti rimangono a piede libero.

È probabile che quando saranno diffuse le statistiche sui crimini commessi dai migranti nel 2016, i dati mostreranno un aumento significativo rispetto al 2015. Migliaia di migranti accolti nel paese come "richiedenti asilo" o "profughi" sono scomparsi. Presumibilmente, si tratta di migranti economici che sono entrati in Germania con l'inganno. Si ritiene che molti di loro commettano rapine e crimini violenti per mantenersi.

La maggior parte di questi crimini è stata minimizzata dalle autorità tedesche, a quanto pare per evitare di alimentare i sentimenti anti-immigrazione. Ad esempio il rapporto del BKA afferma che la maggior parte dei crimini commessi dai migranti riguarda il mancato acquisto di biglietti sui mezzi pubblici. Per quanto riguarda gli altri reati quasi sempre si parla di casi isolati (Einzelfälle), e non sono considerati parte di un problema che sta affliggendo tutto il paese.

Il Gatestone Institute ha esaminato centinaia di casi di reati perpetrati dai migranti e di cui si parla nei rapporti della polizia locale e segnalati dai quotidiani regionali e locali. Le prove indicano un aumento della criminalità dei migranti a livello nazionale in tutte le città e i paesi dei 16 Stati federati della Germania. Di fatto, in molte zone del paese, la polizia locale ammette di avere poche risorse e di non essere in grado di mantenere la legge e l'ordine.

La crescente sensazione che il paese sia in preda all'anarchia è comprovata da un sondaggio del 24 ottobre condotto da YouGov, che ha rilevato che il 68 per cento dei tedeschi crede che la sicurezza nel paese si sia deteriorata nel corso degli ultimi anni. Quasi il 70 per cento degli intervistati ha detto di temere per la propria vita nelle stazioni ferroviarie e nelle metropolitane tedesche, mentre il 63 per cento si sente in pericolo nei grandi eventi pubblici

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La polizia tedesca dispiegata per sedare una rissa di massa scoppiata tra migranti. (Fonte dell'immagine: SAT1 video screenshot)
Ad Amburgo, le statistiche mostrano che i migranti sono gli autori di quasi la metà dei 38.000 crimini denunciati in città nel corso dei primi sei mesi del 2016, anche se i migranti costituiscono solo una frazione del milione e settecentomila dei suoi abitanti. Secondo la polizia, molti dei reati sono stati commessi da "bande di migranti" (ausländischen Banden).

La polizia municipale dice di non riuscire a fronteggiare l'aumento dei crimini commessi dai giovani nordafricani. Amburgo ospita più di 1.800 profughi minorenni non accompagnati (minderjährige unbegleitete Flüchtlinge, MUFL), la maggior parte dei quali vive in strada ed è impegnata in qualsiasi tipo di crimine, compresi gli scippi.

Ogni anno, ad Amburgo si registrano 20.000 scippi. I borseggiatori sono per lo più uomini di età compresa tra i 20 e i 30 anni e provenienti dai Balcani o dal Nord Africa, secondo Norman Großmann, direttore dell'ufficio del commissario di polizia federale di Amburgo. Negli ultimi mesi, la polizia ha condotto una serie di operazioni (si veda qui e qui) per affrontare il problema, ma pochi sono stati gli arresti.

Secondo quanto riportato dai media locali, bande di giovani migranti controllano parti delloJungfernstieg, uno dei viali più prestigiosi di Amburgo. Molti cittadini evitano di frequentare la zona, che di recente ha subito una ristrutturazione di svariati milioni di euro, perché è diventata troppo pericolosa.

Dall'inizio del 2016, più di cinquanta persone hanno subito aggressioni fisiche lungo il viale e la polizia è costretta a intervenire quasi ogni giorno per denunce di accattonaggio aggressivo, ubriachezza molesta, spaccio di droga e aggressioni sessuali. I ristoratori si lamentano dell'escalation di rapine e degli atti di vandalismo, e i taxisti evitano di percorrere la zona, dove l'arabo e il farsi sono all'ordine del giorno.

Il quotidiano Die Welt ha riportato che profughi minorenni non accompagnati che sono ospitati in un centro di accoglienza nel quartiere di Hammerbrook "lavorano" nello Jungfernstieg. Di recente sono stati rinvenuti nelle loro stanze nascondigli di telefoni cellulari, computer portatili e altri oggetti rubati. La polizia ha arrestato una egiziano di 20 anni di nome Hassan che più volte ha aggredito i passanti armato di coltello. Il giovane è stato ripreso da una telecamera mentre palpeggiava i seni e le parti intime di una ragazza, la quale opponendo resistenza gli ha sferrato un pugno in faccia.

I residenti del quartiere di Alsterdorf, situato nella parte settentrionale di Amburgo, hanno chiesto al sindaco di fare qualcosa per un gruppo di 40 profughi minorenni non accompagnati che terrorizzano il quartiere. Gli abitanti si lamentano di furti, rapine e anche estorsioni. Una residente di 65 anni ha detto di essere stato aggredita da un bambino di dieci anni che stava cercando di introdursi nella sua auto. Un negoziante di 45 anni ha raccontato di avere paura di affrontare i giovani perché potrebbero rompere le vetrine della sua attività. Un pensionato di 75 anni ha detto che non osa fare un passo fuori di casa dopo il tramonto.

Thomas Jungfer, vicedirettore del sindacato tedesco di polizia (DPoIG) di Amburgo, avverte che la città non dispone di un numero sufficiente di poliziotti per mantenere la legge e l'ordine. Egli dice che le società di sicurezza privata sono necessarie per colmare le lacune. "L'insoddisfazione tra i nostri colleghi è crescente", egli ha detto.

Nella vicina, Brema, la polizia ha rinunciato a lottare contro la criminalità organizzata gestita da clan dei Balcani e del Kurdistan a causa delle esigue risorse di personale da impiegare nella lotta contro l'escalation dei crimini di strada commessi da giovani migranti non accompagnati.

Rainer Wendt, capo del sindacato tedesco di polizia (DPoIG) ha criticato i funzionari comunali per la mancanza di determinazione. "Brema si è arresa ai clan estremamente pericolosi. Il monopolio dello Stato dell'uso legittimo della forza fisica [Gewaltmonopol des Staates] sta ora diventando la legge della giungla. La sicurezza continua a naufragare".

A Berlino, i clan criminali dei migranti "caratterizzati da forte lealtà al gruppo" operanoimpunemente nei quartieri di Neukölln, Wedding, Moabit, Kreuzberg e Charlottenburg. La rivistaFocus, ha riportato che a Kottbusser Tor, una zona del quartiere di Kreuzberg con molti migranti, c'è "un vuoto giuridico" a causa della ridotta presenza della polizia. Il luogo è infestatodal traffico di droga, dal crimine e dalla violenza, e residenti e negozianti denunciano reati ogni ora, ogni giorno nelle strade pubbliche. Un negoziante ha detto: "In passato, i bambini potevano correre liberamente qui. Nessuno si curava di prestare attenzione alla borsa o allo zaino. Oggi, tutto questo non è più possibile".

Secondo Focus, "Di giorno, la zona è piena di morti per overdose da eroina, e di notte i borseggiatori sono in azione". Un agente di vigilanza privata ha detto:

"Il traffico di droga avviene sotto i nostri occhi. Se interveniamo, veniamo minacciati, insultati o ci sputano addosso. A volte, qualcuno tira fuori un coltello. Sono sempre le stesse persone. Sono spietati, senza paura e non si fanno problemi a rubare, prendendo di mira anche gli anziani".

Un suo collega ha aggiunto: "Ovviamente, chiamiamo sempre la polizia. L'ultima volta, però, ci hanno messo due ore per arrivare qui".

Nel Reno-Ruhr, la più grande regione metropolitana della Germania, le statistiche della poliziamostrano che gli algerini hanno commesso più di 130.000 crimini nel 2015, più del doppio rispetto al 2014. I marocchini ne hanno perpetrati 14.700 e i tunisini più di 2.000.

Nel Nord Reno-Westfalia (NRW), un rapporto del ministero dell'Interno ha rivelato che i marocchini hanno commesso 6.028 reati nel 2015; gli algerini 4.995 e i tunisini 1.084. Si tratta di un aumento significativo rispetto agli anni precedenti.

Secondo il ministero dell'Interno del NRW, "gli immigrati nordafricani sono sempre più sproporzionati come autori di reati – soprattutto nelle grandi città. I sospettati sono più spesso giovani uomini. Le loro specialità criminali sono rapine e aggressioni".

A Düsseldorf, i politici locali sono stati accusati di ignorare la crescente minaccia rappresentata dalle bande violente di migranti provenienti dall'Algeria, dal Marocco e dalla Tunisia. In città vivono 2.244 sospetti criminali del Nord Africa, la maggioranza dei quali (1.256) marocchini. In media, commettono un reato ogni 3,5 ore. Un ispettore di polizia ha detto: "Il gruppo nel suo insieme è irrispettoso e assolutamente senza vergogna".

A Stoccarda, la polizia sta combattendo una battaglia persa contro le bande di migranti nordafricani che sono dedite al borseggio. Nel distretto di Rems-Murr vicino Stoccarda, bande rivali di giovani migranti dei Balcani "rubano tutto ciò che non è inchiodato". Giovani rom e kosovari saltano la scuola per andare a fare quotidianamente sistematiche incursioni nelle auto, razziando telefoni cellulari e altri oggetti di valore. Entrano anche negli studi medici, nelle residenze per anziani, negli asili e nelle scuole per saccheggiare borse e giacche.

Ad Aalen, un kosovaro di 14 anni ha una lunga fedina penale macchiata da più di un centinaio di reati. Un quotidiano locale riporta: "Tutti i tentativi da parte della polizia, della magistratura e dell'Ufficio di assistenza ai giovani di instillare in lui un senso di ciò che è giusto o sbagliato e di risocializzarlo finora sono falliti. Su Facebook si vanta delle sue imprese e della sua passione per il rap malavitoso".

A Lipsia, il sistema di trasporto pubblico è diventato una calamita per criminali. Il numero dei furti sui mezzi pubblici è aumentato in modo esponenziale attestandosi al 152 per cento tra il 2012 e il 2015. Sono aumentati anche i casi di aggressione fisiche e sessuali sui mezzi pubblici. Complessivamente, il numero di reati denunciati e commessi su bus e tram sono saliti al 111 per cento tra il 2012 e il 2015, e gli episodi dei crimini perpetrati alle fermate degli autobus in quel periodo sono aumentati del 40 per cento.

La polizia di Lipsia attribuisce l'escalation dei crimini al rapido aumento della popolazione della città. Non ha confermato però la nazionalità degli autori dei reati perché questo richiederebbe un'analisi dei crimini commessi, un compito irrealizzabile per "la mancanza di tempo del personale".

A Dresda, i migranti provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia hanno preso di fatto il controllo dell'iconica Wiener Platz, una grande piazza pubblica di fronte alla stazione ferroviaria centrale. Essi vendono droga e borseggiano i passanti, di solito impuniti. I raid della polizia nella piazza sono diventati un gioco "della talpa", con un numero infinito di migranti che rimpiazzano quelli che vengono arrestati.

A Schwerin, bande erranti di giovani migranti armati di coltelli hanno reso il centro della città sempre più pericoloso di giorno e di notte. I funzionari comunali hanno messo a punto un piano d'azione per riprendere il controllo delle strade. Un elemento centrale del piano prevede l'impiego di un maggior numero di lavoratori sociali (Straßensozialarbeit) per promuovere l'integrazione.

In Baviera, Sigrid Meierhofer, sindaco della località turistica di Garmisch-Partenkirchen si è lamentato del fatto che la polizia locale ha risposto a più chiamate per reati commessi da migranti durante le ultime sei settimane che in tutti e dodici mesi precedenti. In una lettera indirizzata al governo bavarese, la Meierhofer ha minacciato di chiudere un centro di accoglienza che ospita 250 migranti per lo più uomini e provenienti dall'Africa se la sicurezza e l'ordine non saranno ripristinati. Il sindaco ha anche invitato le donne a evitare di uscire dopo il tramonto.

In un libro che è diventato un best-seller, Tania Kambouri, un'agente della polizia tedesca, descrive il deterioramento della situazione della sicurezza in Germania a causa dei migranti che non hanno alcun rispetto per la legge e l'ordine. In un'intervista alla all'emittente radiofonicaDeutschlandfunk, ella ha detto:

"Da settimane, mesi e anni, noto che i musulmani, per lo più i giovani uomini, non hanno il minimo rispetto per la polizia. Quando pattugliamo le strade, veniamo insultati dai giovani musulmani. Quando ci passano accanto fanno gestacci e lanciano insulti come 'poliziotto di mer..'. Se istituiamo un posto di blocco, le aggressioni aumentano sempre più, e questo accade soprattutto con i migranti.

"Vorrei che questi problemi siano riconosciuti e risolti. Se necessario, le leggi devono essere inasprite. È anche molto importante che la magistratura emetta sentenze efficaci. Non è possibile che i criminali che continuano a ingrossare gli archivi della polizia, ci facciano del male fisicamente, ci insultino, ci facciano la qualsiasi cosa, senza alcuna conseguenza. Molti casi vengono chiusi oppure i criminali vengono rilasciati e sottoposti a libertà vigilata o roba simile. Sì, quello che accade oggi nei tribunali è una beffa.

"La crescente mancanza di rispetto, l'aumento della violenza contro la polizia... Stiamo perdendo il controllo delle strade".

Secondo Freddi Lohse del sindacato tedesco di polizia di Amburgo, molti migranti autori di reati pensano che la clemenza del sistema giudiziario tedesco sia un segnale di via libera per continuare a delinquere. "Nei loro paesi d'origine andavano incontro a conseguenze più severe", egli ha detto. "Non hanno alcun rispetto per noi."

Soeren Kern è senior fellow al Gatestone Institute di New York. È anche senior fellow per la politica europea del Grupo de Estudios estratégicos/Strategic Studies Group che ha sede a Madrid. Seguitelo su Facebook e Twitter.

Appendice

Aggressioni sessuali e stupri perpetrati dai migranti in Germania a ottobre 2016.

I rapporti sui crimini commessi in Germania utilizzano una varietà di eufemismi per descrivere gli indiziati stranieri senza usare i termini "migrante" o "migrante musulmano".

1 ottobre. Due migranti "dall'aspetto meridionale" (südländische Erscheinung) hanno violentatouna donna di 23 anni a Lüneburg. La vittima stava passeggiando in un parco con la sua bambina, quando i due uomini l'hanno aggredita alle spalle. Gli stupratori, che sono riusciti a scappare e sono ancora in libertà, hanno costretto la bambina a guardare mentre, a turno, violentavano la donna. Un "meridionale che parlava arabo" (Südländer, sprach Arabisch) ha tentato di stuprare una donna di 34 anni a Volksgarten. L'uomo è scappato via quando la donna gli ha messo le dita negli occhi. Un "meridionale" (südländische Erscheinung) ha puntato un coltello contro una ragazzina di 12 anni di Kirchdorf. A Legden, un uomo "con la pelle scura" (dunkler Teint) ha mostrato i genitali a due bambine di otto e dieci anni.

2 ottobre. Un migrante marocchino di 19 anni ha violentato una donna di 90 anni, fuori da una chiesa nel centro di Düsseldorf. La polizia ha descritto il sospetto come "proveniente dall'Europa meridionale e con radici nordafricane". In seguito è emerso che l'uomo è in realtà un marocchino con passaporto spagnolo. Un migrante africano (dunkler/afrikanischer Typ) ha abusato di una donna di 22 anni ad Altötting.

3 ottobre. Un "meridionale" (südländisch ausgesehen) ha tentato di rapire una 14enne aLandau. L'uomo è scappato quando la ragazza ha attivato un fischietto elettronico (akustischen Notfallstick).

4 ottobre. Un "meridionale" (südländisches Erscheinungsbild) ha mostrato i genitali a due bambine di 8 e 10 anni, in un parco giochi. Una ragazzina di 15 anni di Goldbeck ha puntato un coltello contro un migrante afgano di 16 anni che l'ha ripetutamente molestata.

5 ottobre. Un migrante siriano ha aggredito una 14enne che stava passeggiando in compagnia della nonna a Gießen. Un "meridionale" (südländisch aussehenden Täter) ha molestato due ragazze di 16 e 17 anni, davanti alla stazione centrale di Böblingen. Un uomo con "la pelle scura" (dunklere Haut) ha aggredito una donna di 30 anni su una pista ciclabile a Oberursel. Un uomo con "la pelle scura" (dunkler Hautfarbe) ha abusato di una donna di 21 anni a Ulm.

6 ottobre. Un uomo che parlava un tedesco stentato ha aggredito una ragazza di 16 anni aWeingarten. Un "nero africano" (Schwarzafrikaner) ha molestato una donna di 27 anni aBraunschweig.

7 ottobre. Un migrante nordafricano ha assalito una donna di 25 anni nel centro di Stoccarda.

8 ottobre. Un richiedente asilo siriano di 26 anni ha tentato di violentare una donna di 36 anni in un parco a Böblingen. Un siriano di 25 anni ha palpeggiato una ragazza di 15 anni a Moers. La vittima ha reagito schiaffeggiando l'uomo. Quest'ultimo ha chiamato la polizia e si è lamentato del fatto che la giovane lo aveva aggredito. L'uomo è stato arrestato per violenza sessuale. Un ubriaco "migrante mediorientale" (Zuwanderer aus dem Nahen Osten) di 33 anni )ha molestato una donna a Krefeld.

9 ottobre. Un migrante eritreo di 22 anni ha aggredito una donna di 23 anni a Lispenhausen. Un uomo che parlava un tedesco stentato ha molestato una donna di 23 anni a Bietigheim-Bissingen.

10 ottobre. Un richiedente asilo pakistano di 26 anni ha aggredito una donna di 24 anni a Bad Hersfeld. Un uomo con "la pelle scura" (dunkelhäutig) ha molestato una 21enne a Stoccarda.

11 ottobre. Un migrante ha palpeggiato e accarezzato una bambina di 7 anni a bordo di un autobus a Demen. Un "nordafricano" ha palpeggiato quattro ragazze nella metropolitana aMannheim. Un uomo "dall'aspetto meridionale" (südländisches Aussehen) ha aggredito una 19enne a Wese. Un migrante siriano di 31 anni ha mostrato i genitali a una donna di 24 anni aMarkgröningen. Un uomo "dall'aspetto meridionale" (südländisches Aussehen) si è denudatodavanti a due ragazzine di 14 anni a Kevelaer.

12 ottobre. Due uomini "dall'aspetto meridionale" (südländisches Aussehen) hanno molestatouna ragazza di 15 anni a una fermata dell'autobus a Weikersheim. Un migrante libico di 21 anni ha aggredito una donna a Lipsia. Un uomo che parlava tedesco con un accento stranieroha aggredito una donna di 36 anni a Siegen.

13 ottobre. Un migrante pakistano di 19 anni ha aggredito una ragazza di 18 anni aMonschau. Mentre la polizia stava conducendo l'uomo alla centrale, l'aggressore ha dato una testata a una poliziotta. Un uomo dalla "pelle scura" (dunkelhäutige Mann) ha mostrato i genitalia una 16enne ad Aichach. Un migrante iracheno di 33 anni è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere per aver violentato una donna di 55 anni a Heilbronn. Un migrante maliano di 20 anni è stato condannato a due anni e mezzo di reclusione per aver aggredito una donna di 42 anni a Monaco di Baviera.

14 ottobre. Un uomo "dall'aspetto meridionale" (südländisches äußeres Erscheinungsbild) ha molestato una bambina di 7 anni in un parco ad Ahaus. Un uomo con un tatuaggio in arabo ha palpeggiato due bambine di 11 anni in una piscina pubblica a Gronau. Due uomini con "la pelle molto scura" (sehr dunkle Hautfarbe) hanno aggredito due adolescenti a Bad Hersfeld. Un "meridionale" (südländisch) ha abusato di una donna di 23 anni a Wilhelmshaven.

15 ottobre. Un uomo con "la pelle scura" (dunklen Teint) di circa 20 anni ha molestato una donna di 77 anni a Bothfeld. La polizia ritiene che lo stesso uomo sia l'autore di quattro aggressioni compiute in città a luglio, settembre e a inizio ottobre. Pochi giorni dopo essere arrivati in città, tre afgani di 17, 24 e 29 anni hanno aggredito due ragazzine di 14 anni in una piscina pubblica a Gronau. Due migranti di 18 anni dell'Africa occidentale hanno stuprato due 18enni a Brema. Un uomo "apparentemente di origine straniera"(offenbar ausländischer Abstammung) ha aggredito una donna davanti alla stazione ferroviaria a Oranienburg. Quando un passante di 32 anni è intervenuto per difendere la donna, l'uomo è stato aggredito dal migrante, che rimane a piede libero.

16 ottobre. Un ragazzo di 16 anni e la sua fidanzatina di 15 anni stavano camminando lungo le rive dell'Alster, un lago nel cuore di Amburgo, quando uno straniero gli ha teso un'imboscataaccoltellandolo alle spalle. L'aggressore ha poi spinto in acqua la ragazza ed è scappato via. La giovane è sopravvissuta, ma il ragazzo è morto per le ferite riportate. Il sospettato, un uomo "dall'aspetto meridionale" (südländischer Erscheinung), sulla ventina, rimane a piede libero. La polizia dice che le vittime non sono state derubate e che il crimine non ha un chiaro movente. Il sospettato sembra aver accoltellato casualmente il ragazzo solo per il piacere di farlo. Il 29 ottobre, lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità dell'omicidio, ma la polizia tedesca nutre dubbi su questa rivendicazione. Inoltre, il 16 ottobre, un migrante pakistano di 31 anni ha stuprato una donna di 26 anni in un parco a Dresda.

18 ottobre. Un "meridionale" (südländischer Typ) ha aggredito una donna di 19 anni aHildesheim.

19 ottobre. Un migrante siriano di 29 anni è comparso in tribunale con l'accusa di aver molestato dieci bambini a Friburgo e Müllheim. Il padre di una delle piccole vittime ha fotografato il sospetto, ma la polizia ha aspettato una decina di giorni prima di intervenire.

22 ottobre. Un migrante somalo di 18 anni ha ucciso una donna di 87 anni a Neuenhaus.

24 ottobre. Diciassette migranti hanno circondato e aggredito due donne nei pressi della stazione centrale di Friburgo. Solo tre uomini, tutti del Gambia, sono stati arrestati e poi rilasciati. Il crimine è simile al taharrush gamea che in arabo sta per "molestia sessuale di gruppo" che ha avuto luogo a Colonia e in altre città tedesche la notte di Capodanno, quando gruppi numerosi di migranti hanno circondato e aggredito sessualmente le donne.

27 ottobre. Un bambina di 10 anni è stata violentata mentre si stava recando a scuola in bicicletta a Lipsia. La polizia ha pubblicato un identikit del sospettato accompagnato dal monito politicamente corretto: "Questa immagine deve essere pubblicata solo dai giornali dell'area metropolitana di Lipsia. La pubblicazione di questa immagine su Internet, e anche sui social media come Facebook, non è stata disposta dal tribunale, pertanto, è vietata". Due uomini che parlavano un tedesco stentato hanno aggredito una donna a Fürstenzell.
Fonte :Gate Institute.

ERCOLINA MILANESI


Siria. Lo strappo di Hollande con Putin è un favore a Erdogan!

È "senza precedenti" per le relazioni bilaterali russo-francesi l'annullamento della visita di Vladimir Putin da Francois Hollande e questo prelude a tempi durissimi: "potrebbe accelerare la formazione della coalizione occidentale contro la politica russa in Siria e, insieme con gli Stati Uniti, potrebbero entrare i principali paesi europei, fino a poco tempo fa chiamati al dialogo con Mosca". Così il quotidiano russo Kommersant, citando fonti informate dei fatti spiega "l'intrigo che circonda la visita di Vladimir Putin a Parigi".
Un clima da Guerra fredda che mette il rinnovo delle sanzioni occidentali contro Mosca non più in relazione al conflitto congelato in Ucraina, ma alla situazione siriana. "Il comportamento del signor Hollande è sgradevole a noi e non è chiaro", dice la fonte a Kommersant. Mosca considera "inaccettabile" l'accaduto,
data la posizione di partenza di Parigi a favore del dialogo tra Putin e Hollande, con il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, che alla fine della scorsa settimana ha visitato Mosca per trovare un compromesso sulla Siria.
Kommersant inoltre annota: "Ricordiamo che nel bel mezzo della crisi internazionale in relazione agli eventi in Ucraina è stato il presidente Hollande che ha ripetutamente cercato di prendere l'iniziativa nel dialogo con Mosca, quando gli sforzi dei suoi colleghi occidentali erano giunti a un punto morto. È per questo che ha guadagnato una reputazione come leader europeo, non pronto a seguire incondizionatamente la politica dell'amministrazione Obama, che richiede agli alleati europei pieno coordinamento della politica russa con Washington".
Ora, però, il rifiuto effettivo di Francois Hollande di comprendere e accettare la logica di Mosca "può accelerare il processo di formazione della coalizione occidentale contro le azioni della Russia in Siria. In questa coalizione informale emergente, insieme con gli Stati Uniti possono entrare le maggiori potenze europee, in precedenza a favore del dialogo con Mosca".
Secondo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, in una conferenza a Berlino, "Oggi, l'unica opzione per noi è quella di estendere le sanzioni, altrimenti sarebbe la resa", ha avvertito Tusk. Secondo Tusk, "molti politici hanno fatto un errore tipico dell'Europa occidentale", accettare di condurre un dialogo con la Russia per risolvere il conflitto in Siria. E a commento di tali dichiarazioni, Kommersant scrive: "In precedenza, i leader europei hanno posto in avanti come condizione per l'abolizione delle sanzioni antirusse, la realizzazione dell'accordo Minsk sul Donbass e la crisi Ucraina, ora l'estensione delle sanzioni non è più associata con la situazione in Ucraina, ma con la politica di Mosca in Siria".
C'è poi l'elemento turco, ossia il riavvio di rapporti tra Mosca e Ankara. Un esperto fa notare a Kommersant che la visita a Parigi è stata cancellata subito dopo la visita a Istanbul e colloqui con Recep Tayyip Erdogan. Il fatto che nei negoziati di Istanbul, il presidente turco si sia astenuto dalle critiche alle operazioni russo-siriane ad Aleppo, può servire come un'altra prova che i due leader hanno raggiunto accordi su alcuni dietro le quinte in Siria, annota il giornale russo. Ma Mosca difficilmente può contare sul fatto che il volto del presidente Erdogan rappresenterà un affidabile alleato a lungo termine in questione siriana. Attualmente quella con Ankara viene definita un'alleanza "situazionale".

ERCOLINA MILANESI


Quanti migranti sono arrivati nel 2016?

Daremo, nell’ultima parte, un quadro anche di quello che sta succedendo come conseguenza del desolante scenario politico disegnato, a fatica, dall’Unione Europea e dai suoi stati membri.
Cominciamo però dai numeri in entrata. Da quando a marzo è entrato in vigore l’accordo tra Unione Europea e Turchia, gli arrivi in Grecia sono stati praticamente bloccati, ma anche in Italia, nonostante i continui allarmismi, il flusso dei migranti in arrivo nel 2016 è in linea con i dati del 2015.
Di seguito tracciamo un quadro della situazione relativa al periodo gennaio – settembre 2016: i migranti in arrivo via mare nel 2016, la loro provenienza, i principali movimenti sulle rotte migratorie e il mutevole scenario di questo 2016.

Migranti 2016: arrivi
Nel 2015 circa un milione di persone ha attraversato il Mediterraneo. Si tratta del dato più alto di sempre, pensate che erano 216mila nel 2014, 60mila nel 2013 e 22mila nel 2012. Di questo milione di persone, 856mila sono sbarcate in Grecia e 153mila in Italia.
Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2016 sono sbarcate in Europa 300.927 persone, di cui 166.749 (il 55,4%) in Grecia e 131.702 in Italia. 3.498 la tragica conta delle persone morte nell’attraversamento del Mediterraneo nel 2016.
I numeri del 2016 sono inferiori del 42% rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del 2015, quando erano arrivate 520.042 persone. C’è da dire però che il 2015 è stato un anno record; i migranti arrivati nei primi nove mesi del 2016 hanno invece già superato quelli arrivati nel 2012, 2013 e 2014 messi insieme.
A settembre sono sbarcate sulle coste del Mediterraneo 19.872 persone, contro le oltre 160 mila di settembre 2015. La differenza è tutta nei flussi verso la Grecia, che si sono quasi azzerati dopo l’accordo con la Turchia e la chiusura della rotta balcanica. Sono poco più di tremila le persone arrivate in Grecia a settembre 2016.
In Italia nei primi nove mesi del 2015 arrivarono 132.071 persone. Nel 2016 siamo su flussi praticamente identici, 131.702 persone. 16.792 migranti sono sbarcati sulle coste italiane a settembre 2016, un numero inferiore di cinquemila unità rispetto al mese precedente, ma leggermente superiore rispetto ai 15.922 arrivi di settembre 2015.
Il flusso verso l’Italia si è notevolmente ridotto nella seconda metà del mese, quando sono arrivate non più di tremila persone. Verificheremo se il trend decrescente proseguirà anche nel mese di ottobre. Certo è che, come al solito peraltro, l’allarmismo scatenato su molti media a fine agosto era del tutto ingiustificato. La situazione di picco degli arrivi si è infatti limitata a pochi giorni tra fine agosto e inizio settembre, salvo poi rientrare nell’ordinarietà, considerando come ordinarietà il flusso di arrivi che interessa il nostro paese da ormai almeno un anno e mezzo.

Migranti 2016: paesi di provenienza
I paesi di provenienza più rappresentati su scala europea rimangono ancora Siria (28%) e Afghanistan (14%). Sono tuttavia percentuali in costante declino da marzo 2016, visto che i migranti provenienti da questi due paesi arrivavano quasi esclusivamente in Grecia, dove non riesce ad arrivare quasi più nessuno.
In Italia la situazione è diversa, e sono soprattutto persone provenienti da paesi africani a sbarcare. Le provenienze più rappresentate nei circa 132 mila migranti fino a qui arrivati sono: Nigeria (19%), Eritrea (13%), Gambia, Sudan e Costa d’Avorio (7%), Guinea (6%), Somalia, Senegal e Mali (5%). Da maggio 2016 in avanti c’è stato un netto incremento di arrivi di persone provenienti da Nigeria ed Eritrea, con un lieve rallentamento a settembre, da verificare nei prossimi mesi.
Ad arrivare in Italia sono soprattutto uomini (il 70%), con una considerevole fetta di minori non accompagnati, in continua crescita (il 16% degli arrivi). La gran parte degli sbarchi avviene in Sicilia (il 69%), ma ci sono arrivi via mare anche in Calabria (il 16%), Puglia (l’8%) e Sardegna (il 4%).

Migranti 2016: gli effetti delle politiche europee
Come già ampiamente anticipato, l’accordo tra Turchia ed Unione Europea ha (quasi) azzerato il flusso di migranti che approdava sulle isole greche dalle coste turche. Stiamo parlando, nel 90% dei casi, di persone provenienti dal teatro di guerra della Siria, oppure dall’instabilissimo Afghanistan e dall’Iraq funestato da decenni di guerre e terrorismi. Sono queste le persone che l’Europa ha deliberatamente scelto di escludere dalle proprie ricche città.
Da allora le politiche europee in tema di migrazioni sono praticamente ferme. La relocation, ossia la ripartizione dei migranti fra i paesi europei, procede a ritmi ridicoli. Questi:
Già, in un anno, sulle 160 mila persone che dovrebbero essere redistribuite da Grecia e Italia ad altri paesi europei, ne sono state rilocate cinquemila: un misero 3%. L’obiettivo delle 160 mila persone dovrebbe essere raggiunto entro settembre 2017, si profila quindi un fallimento epocale di questa strategia.
Nel frattempo, nuovi muri vengono costruiti o annunciati. Muri fisici, come quello che l’Ungheria intende ulteriormente rafforzare, o muri effettivi, come le crescenti difficoltà che i migranti stanno incontrando nello spostarsi in Europa, con effetti che vediamo da anni in luoghi come Calais in Francia, e più recentemente Ventimiglia e Como in Italia.
L’unica linea politica su cui gli Stati europei sembrano convergere è quella di impedire al maggior numero di persone possibile di arrivare a bussare alle proprie porte. L’Unione Europea sembra infatti intenzionata ad estendere il modello dell’accordo con la Turchia, e sta studiando accordi con paesi del Medio Oriente (il Libano, ad esempio) e dell’Africa (la Nigeria, ad esempio).
Numerosi reportage hanno ampiamente dimostrato come le condizioni dei migranti arrivati via mare siano indegne, sia nei campi allestiti in Grecia, dove i profughi vivono come “prigionieri dell’Europa“, sia in Turchia dove, solo per fare un esempio, i profughi siriani vengono sfruttati per lavori sottopagati nelle campagne.
La situazione in Italia è invece molto frammentata, con alcuni casi virtuosi all’interno però di un sistema di accoglienza che fa acqua da molte parti. La soluzione prospettata dal Governo italiano per ridurre l’impatto dei flussi migratori sul sistema di accoglienza è di fatto una limitazione al diritto di asilo: la proposta del Ministero della Giustizia intende in sostanza abolire la possibilità di ricorrere contro le decisioni negative delle Commissioni che valutano la domanda di asilo, istituendo tribunali dedicati le cui sentenze saranno inappellabili.
Questo dovrebbe limitare i tempi di permanenza dei richiedenti asilo nel sistema di accoglienza che attualmente, tra prime istanze e ricorsi, arrivano fino a due anni. Non è chiaro, tuttavia, cosa succederà a chi riceverà una risposta negativa alla propria domanda di asilo, uscendo dal sistema di accoglienza. Anche se, a dire la verità, non è chiaro neppure adesso.
Ci sono tuttavia anche barlumi di politiche umane, in grado di tracciare linee importanti. È il caso della soluzione dei corridoi umanitari, sperimentati con successo dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. La sperimentazione ha portato in Italia circa 280 profughi siriani, che non hanno dovuto rischiare la vita né alimentare il traffico illegale di esseri umani. Una risposta importante da parte della società civile, che si spera possa essere osservata e replicata anche dagli stati europei, prima che il loro egoismo mandi in frantumi il sogno di un’Europa di pace e solidarietà.
E perché ci sono tutti questi movimenti dal 2015?
Ma quanti sono gli immigrati residenti in Italia e in Europa?
E quanti sono invece i rifugiati?
Le parole delle migrazioni: cosa intendiamo con migranti, rifugiati, richiedenti asilo, immigrati, profughi?
Risposte non facili.

ERCOLINA MILANESI


Cracovia, la vera capitale della Polonia

di Ercolina Milanesi -

Negli ultimi anni la città polacca di Cracovia è divenuta una delle mete europee più richieste, minacciando il primato delle più famose Parigi, Barcellona, Praga e Roma. La numerosa presenza di studenti universitari e un bellissimo centro storico che è uscito indenne dai bombardamenti della seconda guerra mondiale rendono la città culturalmente viva e fonte di attrazione per turisti da tutto il mondo.

1 - Rynek Głowny, la piazza principale
L’immensa Rynek Głowny (Piazza del Mercato) è la più grande piazza medievale d’Europa, misura 200 metri per lato e fu realizzata nel 1257 e fin da allora è l’anima ed il fulcro commerciale della città in quanto da qui partono le vie principali dell’area, tra cui la Strada Reale. La circondano bellissimi palazzi del 17° e 18° secolo come la Basilica di Santa Maria e il Sukiennice, il Mercato dei Tessuti del XV secolo. Per avere una visione d’insieme di tutta la piazza, la vista che si può godere salendo sulla Torre del Municipio (Wieża ratuszowa) vi lascerà sicuramente senza fiato. Attorno ad essa si trovano ristorantini più o meno chic, bar e pub tenuti benissimo, colorati, ordinati, ognuno con una propria caratteristica.



2 - Il castello Wavel
Il Castello di Wawel si trova sulla collina del Wawel, un importante punto di vista strategico della città, alto 228 metri sporge sulla riva settentrionale del fiume Vistola. Nel tardo Medioevo e nel Rinascimento divenne un punto di riferimento politico e religioso. Furono costruiti il Palazzo Reale e la Cattedrale, che andarono pian piano decadendo quando l’impero polacco decise di spostare la capitale a Varsavia. Oggi il Castello di Wawel rimane soltanto un valore d’immagine per la città di Cracovia. La parte originaria è visitabile ancora oggi, luoghi come il Palazzo Reale, la Cattedrale e la Caverna del Drago sono attrazioni molto interessanti.  Alla fine del secolo scorso fu definitivamente trasformato in museo. Il Palazzo Reale è stato ricostruito nel XVI secolo in stile rinascimentale. Gli interni sono conservati ottimamente, le decorazioni e i mobili risalgono ai vari periodi storici di occupazione del Castello.



3 - Le rive della Vistola
Il fiume Vistola bagna le terre della Polonia per oltre mille chilometri aggiudicandosi il primato di fiume più lungo della nazione. La Vistola attraversa la città di Cracovia creando un importantissimo polmone verde per la città. Le passeggiate lungo le sue sponde sono consigliatissime soprattutto d’estate, quando diverse compagnie musicali e teatrali inscenano spettacoli all’aperto.

4 - Affascinanti leggende
Numerose sono le leggende che avvolgono la città di un fascino misterioso. Sicuramente la più famosa riguarda il drago del Wavel, ancora oggi simbolo della città. Si narra che durante il regno del principe Krak, un drago viveva in una caverna sotto la collina del Wawel. Il drago terrorizzava la città, distruggendo la vita delle persone e del bestiame. Il principe Krak, temendo per la vita della sua giovane figlia, Wanda, offrì la sua mano al pretendente che fosse riuscito a sconfiggere il dragone. Molti perirono durante il tentativo, fino a quando un giovane calzolaio propose di tendere una trappola al drago. Riempì una pecora di zolfo e la lasciò davanti alla caverna. Il drago la divorò e si diresse verso il fiume Vistola per placare la sete. Prosciugò le acque del fiume e bevve fino a scoppiare. Il drago finalmente era stato sconfitto e il calzolaio sposò la figlia del principe.



5 - “La Dama con l’ermellino”
Lunga è la storia che ha portato questo celebre quadro di Leonardo Da Vinci in un piccolo museo di Cracovia. La dama ritratta pare sia Cecilia Gallerani che Leonardo incontrò a Milano nel 1494 mentre era ospite presso il signore di Milano Ludovico Sforza. Leonardo ricevette l’incarico di dipingere Cecilia che allora aveva solo 15 anni ma era già famosa per l’animo sensibile. L’Ermellino era il simbolo di Ludovico il Moro ma nelle intenzioni di Leonardo doveva richiamare la radice del cognome di Cecilia. Dopo aver girovagato un po’ per l’Europa tra Polonia, Italia e Francia, la Dama con l’Ermellino si è fermata al Museo Czartoryski di Cracovia insieme ad altri quadri di Rembrandt, Mantegna e altre importanti opere.

6 - Kazimierz, il quartiere ebraico
Nel XIV secolo Kazimierz era una città separata da Cracovia. Nel XIX secolo, gli ebrei si trasferirono in massa a Kazimierz che divenne un quartiere tipicamente ebraico, anche se vi era anche un’importante presenza cristiana. Durante il periodo nazista il vivace quartiere, ricco di attività commerciali, divenne un vero e proprio ghetto. Lasciato in uno stato di abbandono e di impoverimento per quasi 45 anni dal potere comunista,  Kazimierz ne porta ancora le stimmate. La rinascita del quartiere arriva con il successo del film  Schindler’s List girato a proprio in questa zona nel 1993 da Steven Spielberg.



7 - La cucina tipica polacca
Il modo migliore per gustare la cucina di Cracovia è buttarsi in una jadłodajnia, una trattoria che offre cucina tipica abbondante e a prezzi molto contenuti. Le pietanze da non lasciarsi sfuggire sono i Piroghi (ravioli ripieni di formaggi, carne o altro), la  barszcz (zuppa di barbabietole e ravioli), la chlodnik (una minestra fredda di latte cagliato) e il bigos, sostanzioso stufato di carne. Il tutto, ovviamente, accompagnato dall’ottima birra polacca che qui scorre a fiumi.




In Libano i cristiani sono sotto la minaccia islamista


I gruppi jihadisti minacciano i cristiani libanesi e chiedono che essi si sottomettano all'Islam. I cristiani del Libano, che discendono dagli aramei siriaci, appena un secolo fa costituivano la maggioranza del paese.
Saad Hariri, un politico musulmano sunnita appoggiato dall'Arabia Saudita, ha invitato nel suo ufficio tutti i partiti libanesi per firmare un documento che conferma che il Libano è uno Stato arabo. Questo mira chiaramente a trasformare il Libano in un altro Stato arabo musulmano.
Il passo successivo sarà quello di chiedere che la Costituzione del Libano venga modificata in modo che il paese sia governato dalla legge islamica della Sharia, come molti altri paesi arabi e islamici, compresa l'Autorità palestinese (Ap). La Costituzione dell'Ap dichiara: "I principi della Sharia islamica sono la fonte principale della legislazione".
A causa dei recenti disordini in Libano le comunità locali cristiane temono per la loro esistenza di eredi e discendenti dei primi cristiani. I cristiani del Medio Oriente oggi si trovano a dover affrontare un genocidio di vaste proporzioni, simile al genocidio cristiano compiuto dopo la conquista islamica del Medio Oriente avvenuta nel VII secolo d.C.
I gruppi jihadisti minacciano i cristiani libanesi e chiedono che essi si sottomettano all'Islam. I cristiani del Libano, che discendono dagli aramei siriaci, appena un secolo fa costituivano la maggioranza del paese.
La conversione all'Islam dei cristiani è quanto preteso dall'Isis e da altri gruppi islamici che si nascondono nella regione montuosa al confine tra Siria e Libano.
Saad Hariri, un politico musulmano sunnita appoggiato dall'Arabia Saudita e figlio del premier assassinato Rafik Hariri, ha di recente invitato nel suo ufficio tutti i partiti libanesi per firmare un documento che conferma che il Libano è uno Stato arabo. E Stato arabo è sinonimo di leggi islamiche, come per tutti i membri della Lega araba. Perché è così importante per Hariri o per il mondo sunnita e islamico includere il Libano tra gli stati arabi e cancellare il suo nome attuale di Stato libanese?
E perché gli Stati arabi, tra cui l'Autorità palestinese, rifiutano di riconoscere Israele – dove gli ebrei costituiscono l'80 per cento della popolazione – come Stato ebraico, cercando però di far sì che il Libano – con il 35 per cento della popolazione cristiana – venga definito ufficialmente uno Stato arabo?
Circa un milione di maroniti siriaci hanno lasciato il Libano così come altri 700.000 cristiani appartenenti ad altre chiese. Inoltre, più di otto milioni di maroniti siriaci vivono nella diaspora. Questi otto milioni di cristiani sono fuggiti nel corso dei secoli a causa delle persecuzioni da parte dei musulmani, spesso conquistatori delle terre cristiane. Il Libano non è mai stato prettamente arabo o musulmano. Ma questo è il passo che vorrebbe farci compiere Saad Hariri, volto più mite dell'ideologia espansionista dell'Isis, camuffata da moderato e moderno fronte laico sunnita.
Saad Hariri, un politico musulmano sunnita appoggiato dall'Arabia Saudita, ha invitato di recente nel suo ufficio tutti i partiti libanesi per firmare un documento che conferma che il Libano è uno Stato arabo. Nella foto sopra: Saad Hariri (a destra) con il defunto sovrano saudita Abdullah (a sinistra), nel 2014.
La richiesta di Hariri rivela ciò che il mondo islamico sta progettando per il Libano, Israele, e alla fine per l'Europa e gli Stati Uniti. Le potenze mondiali hanno bisogno di proteggere i cristiani, gli ebrei e le altre minoranze in Medio Oriente. Il Libano e Israele devono continuare a essere la patria delle minoranze perseguitate: una patria cristiana in Libano e una ebraica in Israele – due paesi che sono collegati tra loro geograficamente, che si prestano reciproca assistenza economica e presto forse firmeranno un accordo di pace che potrebbe creare un ponte nell'ambito della cultura e dei diritti umani tra Occidente e Oriente.
Bashir Gemayel, il grande leader libanese cristiano-maronita che fu assassinato dopo essere stato eletto presidente nel 1982, aveva avvisato l'Occidente durante la guerra civile libanese che se le forze islamiche in lotta contro i cristiani avessero vinto avrebbero continuato a combattere contro il mondo occidentale, come di fatto stanno facendo attualmente.
Questo accordo per uno Stato libanese arabo come richiesto dalla leadership saudita è finalizzato a trasformare il Libano in un altro Stato arabo musulmano. Il suo scopo è quello di negare i diritti della popolazione autoctona, esattamente come è accaduto ai cristiani copti d'Egitto e a quelli aramei siriaci. In Libano, la popolazione originaria del paese è costituita dai cristiani aramei-fenici – soprattutto i maroniti – che ancora preservano il siriaco (la lingua parlata da Gesù) come loro lingua sacra. Il 95 per cento dei villaggi libanesi sono ancora chiamati con i loro nomi siro-aramei. L'Islam e la lingua araba sono arrivati tardi in Libano dalla Penisola arabica, dopo il VII secolo.
Hariri potrebbe anche avere l'appoggio di Hezbollah, il partito musulmano sciita: sunniti e sciiti sono entrambi islamici. Il passo successivo sarà quello di chiedere che la Costituzione del Libano sia modificata in modo tale che il Paese dei Cedri sia governato dalla legge della Sharia, come molti altri paesi islamici, compresa l'Autorità palestinese. L'art.4 della Costituzione del futuro Stato palestinese dichiara espressamente: "I principi della Sharia islamica sono la fonte principale della legislazione".
Applicare la legge islamica della Sharia significa avere la sovranità musulmana e il controllo sulla comunità cristiana aramea.
Se questa ideologia islamica, attuata da così tanti paesi, non è razzismo, allora che cosa è il razzismo?
Perché il mondo libero, comprese le chiese e i leader occidentali laici, tace e demonizza solo Israele ebraico per proteggersi dalla stessa minaccia e ideologia?
"Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi." I cristiani del Libano e di tutto il Medio Oriente possono salvarsi solo se interiorizzano questa frase dei libri sacri. Fonte: Gatestone Institute.

ERCOLINA MILANESI


E SE LO DICE LUI...DEVE ESSERE VERO !

"Immondizia". Diplomatico del Congo a Ginevra durissimo contro i migranti africani

Serge Boret Bokwango, diplomatico del Congo a Ginevra: “Buona parte degli Africani che arrivano in Italia rappresentano l’immondizia dell’Africa. Non dovrebbero stare in Europa”.
Il membro della missione dell’Onu a Ginevra, Serge Boret Bokwango, ha diffuso una lettera aperta dai contenuti decisamente duri nella quale critica con fermezza alcuni suoi connazionali. In particolare si riferisce agli immigrati presenti nell’Italia meridionale e osserva lapidario che “L’Italia del sud non riceve solo le Immondizie del Nord ma anche quelle dell’Africa (gli africani immigrati, venditori ambulanti e mendicanti per le strade). ”Gli Africani che mi capita di vedere in Italia mentre vendono di tutto e di più e si prostituiscono - continua - rappresentano l’Immondizia dell’Africa. Questi uomini, venditori ambulanti sulle spiagge e per le strade delle città, non rappresentano in alcun caso gli africani che vivono in Africa e si battono per la ricostruzione e lo sviluppo dei loro paesi. Mi chiedo perché i paesi dell’Europa autorizzino e tollerino la presenza di questi individui sul proprio suolo nazionale. Forse per umiliare ancora una volta l’Africa o per distrazione? Provo un forte sentimento di onta e di rabbia nei confronti di questi Africani immigrati che si comportano come ratti che infestano le città. Provo forti sentimenti di onta e rabbia anche nei confronti dei governi africani che favoriscono le partenze di massa dei loro rifiuti verso l’Italia, l’Europa e l’Arabia. Reagiamo!!”

ERCOLINA MILANESI



Dobbiamo morire per Washington?

Gli Stati Uniti d’America stanno creando un cordone sanitario intorno alla Russia. A sostenerlo sono gli stessi analisti americani che, al contrario di quelli europei, hanno il dono dell’onestà intellettuale. George Friedman, animatore del think tank Stratfor, è uno di questi ed è stato proprio lui ad affermare, al Chicago Council on Global Affairs nel 2015, che il piano principale degli Stati Uniti e dei suoi amici sarà questo per l’imminente futuro.
La Guerra Fredda si è conclusa nel 1991, con l’implosione dell’Urss, ma la cortina di ferro, dopo 25 anni, viene nuovamente innalzata. Perché? Non c’è più il comunismo che minacciava lo stile di vita occidentale e la Russia si è adeguata a molti degli standard internazionali di matrice capitalistica, basati sulla proprietà privata, l’impresa, il mercato, ecc. ecc.
L’Europa, dopo la seconda guerra mondiale, era stata divisa per zone d’influenza riferentisi ad un campo o all’altro. Quelli che oggi sono membri dell’Ue erano effettivi del patto di Varsavia, ispirato da Mosca. La Repubblica Democratica Tedesca, la Polonia, la Cecoslovacchia, la Romania e la Bulgaria. Altre Repubbliche sovietiche, dichiaratesi poi indipendenti, sono entrate nell’Unione Europea, come quelle Baltiche. Alcune stanno provando ancora a farne parte, vedi Georgia e Ucraina. Jugoslavia e Albania, benché repubbliche socialiste, godevano di maggiore autonomia dal Cremlino. La prima, in seguito alla caduta dell’Urss, è stata smembrata con un conflitto etnico sanguinoso e attirata quasi interamente sul versante Euro-Atlantico, al pari della seconda di cui noi italiani ricordiamo in particolare l’esodo della disperazione dei suoi abitanti sulle coste pugliesi.
Nonostante le promesse di Bush senior a Gorbaciov che la Nato non si sarebbe allargata nella parte orientale dell’Europa è avvenuto l’esatto contrario, con la Russia che attualmente è circondata da basi nemiche. Washington ha ridisegnato la cartina europea, la stessa Unione ne ha approfittato per espandersi ai danni di Mosca ma la nostra propaganda filo-americana continua ad accusare la Russia di rappresentare un pericolo per il Continente e l’integrità territoriale dei suoi componenti. Tutto questo per essersi riappropriata di una piccola penisola come la Crimea, donata a Kiev ai tempi di Kruscev, nella quale ci sono suoi insediamenti militari. Il capovolgimento della realtà è evidente a chiunque non sia in cattiva fede.
Tuttavia, gli europei non si sono accorti o fingono di ignorare un fatto determinante. L’unificazione europea è essa stessa un progetto americano, sin dall’inizio. Ogni passo che essa mette è preceduto da uno della Nato, cioè degli Usa, che con la volontà ed il pretesto di fermare presunti nemici esterni stringono la loro morsa su Bruxelles. Per questo si dice che l’adesione di uno Stato alla Nato è l’anticamera del suo ingresso nell’Ue. I missili puntati sul Cremlino sono su territorio europeo ma a disporne è la catena di comando yankee, la quale condivide le decisioni, per mantenere le apparenze, a giochi già stabiliti. Chi ha il monopolio della forza ha la capacità decisionale e se qualcosa non gli va bene da sostenitore può tramutarsi velocemente in avversario. Siamo ancora sicuri, a questo punto, che il pericolo più grande per noi sia l’orda slava?
Non ci stiamo inventando nulla perché sono i documenti d’oltreoceano a confermarlo.
Scrive James Hansen su Italia Oggi: “un memorandum del 1950 dà istruzioni dettagliate sulla conduzione di una campagna per favorire la creazione di un parlamento europeo. È firmato dal generale William Donovan, il direttore nel corso della seconda guerra mondiale dell’Oss-Office of strategic services, diventato la Cia alla fine del conflitto. Il principale veicolo per il coordinamento e il fianziamento è stato l’American committee for a united Europe, l’Acue, fondato nel 1948. Donovan, nominalmente tornato a vita privata, ne era il presidente. Il vicepresidente era Allen Dulles, il fratello del segretario di stato John Foster Dulles e lui stesso il direttore della Cia negli anni Cinquanta. Il board era composto da numerose altre figure di primo piano nell’intelligence, sia di provenienza Cia che già attive nell’Oss. I documenti reperiti indicano che l’Acue è stato di gran lunga il principale finanziatore del Movimento europeo, la più importante organizzazione federalista europea del dopoguerra. Dimostrano, per esempio, che nel 1958 gli americani hanno fornito il 53,5% dei fondi del movimento, che contava tra i suoi «presidenti onorari» personaggi del calibro di Winston Churchill, Konrad Adenauer, Léon Blum e Alcide de Gasperi. Alcuni dei suoi rami operativi, come la European youth campaign, erano totalmente finanziati e diretti da Washington. Dalla documentazione emerge che i leader del Movimento europeo, Joseph Retinger, Robert Schuman e l’ex primo ministro belga Paul Henri Spaak, venivano a volte trattati alla stregua di «bassa manovalanza» dai loro sponsor americani, una fonte di comprensibile infelicità”.
Le premesse sono state queste e le conseguenze appaiono anche più ferali sotto i nostri occhi contemporanei. Per giunta, la presente classe dirigente europea non vale nemmeno l’unghia di quei nomi altisonanti apparsi nei rapporti citati. Se Churchill o De Gasperi si sono lasciati circuire dietro sovvenzioni i nostri politici sono sicuramente a libro paga.
Da quando la Russia si è risollevata dalle sue ceneri le pressioni statunitensi per tenerla lontana dall’Europa sono cresciute esponenzialmente. Washington teme come la peste un asse Berlino-Mosca che sarebbe in grado di rimettere in discussione la sua supremazia sul Vecchio Continente. Inoltre, non intende più indorarci la pillola (anche perché le contingenze sono profondamente mutate) della disputa mondiale in atto assumendosi ogni responsabilità (il nostro welfare state, dalla culla alla tomba, poté svilupparsi grazie a questa sua iperprotezione durante la Guerra Fredda), come nel secolo precedente, allorché la presenza di un antagonista col quale quasi si equivaleva suggeriva di utilizzare molto più soft power ed elargizioni economiche in cambio della fedeltà dei propri clienti. Anche ciò viene detto esplicitamente da George Friedman:
“Noi ci troviamo costantemente in delle guerre. L’Europa non tornerà agli anni ’30 ma tornerà alle cose umane, avrà le sue guerre e le sue paci, avrà perdite di vite umane, magari non si conteranno centinaia di milioni di vittime ma il fatto che l’Europa si ritenga eccezionale, penso sia la prima cosa che mi colpisca…ci saranno conflitti, ci sono già stati conflitti, in Jugoslavia ad esempio, ora c’è di sicuro un conflitto in Ucraina…il principale interesse per gli Usa, per via del quale abbiamo combattuto delle guerre, I, II guerra mondiale e Guerra Fredda, consiste nella relazione tra Germania e Russia, perché se si uniscono sono l’unica potenza che possa minacciarci. Dobbiamo essere sicuri che questo non succeda.
Gli Usa hanno un interesse fondamentale, ora controllano tutti gli oceani del mondo, nessuna potenza si è mai nemmeno avvicinata a farlo, è grazie a questo che possiamo invadere senza essere invasi. Tenere saldo il controllo dei mari e dello spazio è la base della nostra potenza. Il modo migliore per sconfiggere una flotta nemica è impedire che sia mai costruita…gli Stati Uniti non possono invadere l’Eurasia, non appena il primo soldato mette il suo stivale sul terreno scatta la superiorità numerica…però possiamo dare appoggio a numerose potenze rivali affinché si scontrino tra di loro: appoggio politico, economico, militare, consulenti. Possiamo, inoltre, destabilizzare il nemico con attacchi invalidanti. Dunque, gli Usa non possono intervenire costantemente in tutta l’Eurasia, devono intervenire selettivamente. E solo come estrema ratio…La vera incognita in Europa è rappresentata dal fatto che mentre gli Usa costruiscono il loro cordone sanitario…noi non conosciamo la posizione della Germania.
La Germania si trova in una posizione del tutto particolare. Il suo ex cancelliere Gerhard Schroeder fa parte del consiglio di amministrazione della Gazprom e in Germania hanno una relazione molto complessa con i russi. Gli stessi tedeschi non sanno che fare. Devono esportare ed i russi possono comprare le loro merci. D’altro canto, se perdono la zona di libero scambio devono pur inventarsi qualcosa di differente. Per gli Usa la paura più forte è data dal capitale russo, dalla tecnologia russa. La tecnologia tedesca ed il capitale tedesco, assieme alle risorse naturali russe e alla manodopera russa, rappresentano l’unica combinazione che da secoli spaventa gli Usa. Come finirà? Gli Stati Uniti hanno messo già messo le carte in tavola: si tratta del corridoio dal Baltico al Mar Nero”.
Washington vuole dominare questo passaggio strategico in funzione antirussa e potrà farlo in pieno se la Germania, ago della bilancia europeo, si adatta ai suoi programmi. Ma se Berlino cede anche l’Europa cadrà sotto un giogo perenne.
Dunque, noi europei dovremmo combattere e morire per realizzare i programmi americani sul nostro suolo. Dovremmo combattere e morire soprattutto contro i russi e principalmente per evitare che russi e tedeschi ottengano un accordo col quale buttare fuori gli yankee dal Continente e sottrarlo all’influenza statunitense.
Dovremmo combattere e morire per garantire la predominanza americana e la nostra sudditanza alla Casa Bianca. Dobbiamo davvero sacrificare la nostra migliore gioventù per scelte che non ci appartengono? Siamo ancora convinti che convenga stare dalla parte di Washington? Da adesso in poi, quando l’Alto Rappresentante per la politica estera europea ripeterà un’altra volta che Mosca è una minaccia per Bruxelles, laddove gli elementi che vi abbiamo fornito rivelano l’opposto, saprete per conto di chi sta parlando e per quali sporchi obiettivi antieuropei.

Fonte:Conflitti e strategie

ERCOLINA MILANESI


Il nuovo modo di Hamas di avvelenare la mente dei bambini palestinesi

Questi sono i bambini che vengono poi reclutati come "combattenti" nel jihad contro Israele gli "infedeli".
Il video girato nella scuola di Gaza City mostra il lavaggio del cervello e gli abusi cui vengono sottoposti i bambini da parte dei leader palestinesi.
Ora il processo di pace in Medio Oriente attende di essere sottoposto a un esorcismo.
Hamas avvelena da anni i cuori e le menti dei bambini palestinesi. Il movimento islamista sta ora tentando una nuova tattica di lavaggio del cervello: l'esorcismo.
La pratica, che mira a scacciare i "demoni" che potrebbero essersi insinuati nelle anime dei bimbi, sconcerta molti palestinesi.
Questo nuovo abuso su minori perpetrato da Hamas è stato mostrato in un video che è finito sui social media palestinesi. La crudeltà del comportamento ha suscitato polemiche tra la popolazione.
Nel video si vedono bambini isterici in compagnia di predicatori esorcisti che lavorano per il ministero del Wakf (ente del patrimonio islamico) controllato da Hamas nella Striscia di Gaza. Questo rito umiliante e invasivo viene praticato nella scuola Al-Nil di Gaza City.
Tre bambini piangono e vengono sottoposti nella scuola Al-Nil di Gaza City a un rituale di esorcismo che viene eseguito dai predicatori del ministero del Wakf (ente del patrimonio islamico) controllato da Hamas.
I predicatori fanno parte di un gruppo chiamato "La nave della salvezza missionaria". Essi entrano nelle scuole di Gaza City e si assicurano, attraverso il rito di esorcismo, che i bambini siano pentiti e fedeli all'Islam.
Il gruppo è gestito dalla Direzione generale per la predicazione e la guida del ministero delWakf.
Il video, che mette in luce la natura dell'indottrinamento religioso messo in atto da Hamas sugli scolari della Striscia di Gaza, fa venire in mente un film thriller.
Nel filmato, si sente dire a uno dei predicatori di Hamas: "Non siamo venuti a mettere in atto una recita, ma a scacciare il diavolo dal cuore e dalla mente e far entrare lo soddisfazione di Allah nei cuori".
Il video mostra ragazzini terrorizzati, inginocchiati nel cortile della scuola, e altri che urlano. Nel frattempo, i predicatori di Hamas con i microfoni in mano, scandiscono a voce alta: "Allahu Akbar!" [Allah è il più grande!], il grido di guerra islamico.
Il fatto che Hamas abusi dei bambini in età scolare non è una novità ed è tutt'altro che una sorpresa per chi da tempo è seguace del movimento islamista di Gaza. Questi sono i bambini che vengono poi reclutati come "combattenti" nel jihad (guerra santa) contro Israele gli "infedeli".
Fin dalla violenta presa del potere nella Striscia di Gaza nel 2007, Hamas ha usato i bambini come scudi umani e come "soldati" nella lotta contro Israele. Minori in uniforme, che brandiscono fucili automatici e coltelli sono diventati parte integrante delle parate militari e dei raduni di Hamas.
I bambini palestinesi vengono filmati mentre viene loro insegnato a odiare chi viene considerato un nemico dell'Islam. È così che le nuove generazioni di palestinesi vengono allevate nel culto dell'esaltazione degli attentatori suicidi e dei jihadisti.
Hanan Ashrawi, membro del Comitato esecutivo dell'Olp ha espresso il proprio raccapriccio per il video, osservando che i sermoni dei predicatori sono pregni di intimidazione e orrore. Questo comportamento, ha dichiarato la Ashrawi, dimostra il "carattere reazionario" del regime di Hamas nella Striscia di Gaza, che avrebbe un impatto negativo sullo sviluppo della società e sui valori dei palestinesi. Hanan Ashrawi ha inoltre denunciato questa pratica, come una palese violazione delle convenzioni che tutelano i diritti dei minori.
Anche il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), il gruppo terroristico marxista, ha preso posizione contro il video. Il Fronte ha espresso la propria indignazione per i "trattamenti disumani" inflitti ai minori e ha chiesto che venga immediatamente aperta un'indagine su questa forma di tortura mentale e degradazione. Il gruppo ha anche lanciato un monito contro il lavaggio del cervello cui vengono sottoposti i bambini e sul loro indottrinamento attraverso il fanatismo religioso.
Il video girato nella scuola di Gaza City mostra il lavaggio del cervello e gli abusi cui vengono sottoposti i bambini da parte dei leader palestinesi.
Il filmato mostra anche la marcia della società palestinese verso l'adozione dell'ideologia e di tattiche che sono proprie dell'Islam radicale e di gruppi come l'Isis e al-Qaeda. Ora il processo di pace in Medio Oriente attende di essere sottoposto a un esorcismo.

Fonte Gatestone Institute


L'Isis in Europa: Quanto è profonda la "zona grigia ?

Tra i giovani musulmani europei, il consenso per gli attentati suicidi va dal 22 per cento in Germania al 29 per cento in Spagna, 35 per cento in Gran Bretagna e 42 per cento in Francia, secondo un sondaggio del Pew Forum. Nel Regno Unito, un musulmano su cinque nutre simpatia per il Califfato. Oggi, sono sempre più numerosi i musulmani britannici che preferiscono unirsi all'Isis anziché all'esercito inglese. Nei Paesi Bassi, un sondaggio rivela che l'80 per cento dei turchi olandesi non vede "nulla di sbagliato nell'Isis".
Anche se questi sondaggi e studi devono essere presi con una certa cautela, tutti indicano l'esistenza di una "zona grigia" profonda e vibrante, che alimenta il jihad islamico in Europa e Medio Oriente. Si parla di milioni di musulmani che mostrano solidarietà, comprensione e affinità per l'ideologia e gli obiettivi dell'Isis.
Quanti sono i musulmani che questo virus dell'Isis sarà in grado di infettare nell'ampia "zona grigia" europea? La risposta determinerà il nostro futuro.
Negli anni Settanta e Ottanta, l'Europa fu terrorizzata da una guerra dichiarata dai gruppi armati comunisti, come la banda Baader-Meinhof in Germania e le Brigate Rosse in Italia. I terroristi sembravano decisi a minare la democrazia e il capitalismo. Questi gruppi presero di mira molti giornalisti, funzionari pubblici, docenti, economisti e politici e, nel 1978 in Italia, venne anche rapito e giustiziato l'ex primo ministro italiano Aldo Moro.
Allora, il grande interrogativo da porsi era: "Quanto è profonda la 'zona grigia'?" – costituita dai simpatizzanti del terrorismo presenti nelle fabbriche, nei sindacati e nelle università.
Lo scorso anno, i seguaci dello Stato islamico hanno ucciso centinaia di europei e occidentali. Il loro ultimo attacco, a Bruxelles, ha colpito il cuore dell'Occidente: la mecca postmoderna della Nato e dell'Unione Europea.
Ora dovremmo rispondere alla stessa domanda: "Quanto è profonda la 'zona grigia' dello Stato islamico in Europa?"
Peggy Noonan di recente ha cercato di dare una risposta nelle pagine del Wall Street Journal:
"Si dice che nel mondo ci sono 1,6 miliardi di musulmani. (..) Supponiamo che solo il 10 per cento di 1,6 miliardi nutra malcontento verso 'l'Occidente' o desideri eliminare gli infedeli oppure speri di ristabilire il califfato. Questo 10 per cento corrisponde a 160 milioni di persone. Ipotizziamo che di questo gruppo solo il 10 per cento sarebbe favorevole al jihad, ossia 16 milioni di persone. Presumiamo che di questi 16 milioni solo il 10 percento lo pensi davvero e diventerebbe jihadista o aiuterebbe la causa. Si tratta di 1,6 milioni."
Sono tanti.
Secondo un rapporto ComRes commissionato dalla Bbc, il 27 per cento dei musulmani inglesi ha approvato la strage di Charlie Hebdo (dodici morti). Un sondaggio Icm, diffuso da Newsweek, rivela che il 16 per cento dei musulmani francesi simpatizza per l'Isis. La percentuale sale al 27 per cento fra i giovani di diciotto-ventiquattro anni. In molte scuole francesi, il "minuto di silenzio" da osservare per commemorare le vittime della redazione di Charlie Hebdo è stato interrotto dagli alunni musulmani che si sono rifiutati di farlo.
Quanto è popolare l'Isis in Belgio? Parecchio. Lo studio più accurato è un rapporto pubblicato da Voices From the Blogs, che sottolinea l'elevato grado di solidarietà a favore dell'Isis, in Belgio. Il report ha monitorato e analizzato più di due milioni di messaggi in arabo postati in tutto il mondo su Twitter e Facebook e sui blog riguardo alle azioni dell'Isis in Medio Oriente.
I commenti più entusiasti sullo Stato islamico sono quelli espressi in Qatar, 47 per cento; segue il Pakistan, 35 per cento; terzo in assoluto è il Belgio, dove il 31 per cento dei tweet in arabo sull'Isis è positivo – più della Libia (24 per cento), Oman (25 per cento), Giordania (19 per cento), Arabia Saudita (20 per cento) e Iraq (20 per cento). Questi dati sconcertanti mostrano il successo della rete e con quale facilità lo Stato islamico svolge attività di reclutamento in Belgio.
Negli altri paesi europei, il livello di popolarità dell'Isis si attesta al 24 per cento in Gran Bretagna, 21 per cento in Spagna e 20 per cento in Francia.
Nel Regno Unito, un musulmano su cinque nutre simpatia per il Califfato. Oggi, sono sempre più numerosi i musulmani britannici che preferiscono unirsi all'Isis anziché all'esercito inglese.
Nei Paesi Bassi, un sondaggio condotto da Motivaction rivela che l'80 per cento dei turchi olandesi non vede "nulla di sbagliato nell'Isis".
Tra i giovani musulmani europei, il consenso per gli attentati suicidi va dal 22 per cento in Germania al 29 per cento in Spagna, 35 per cento in Gran Bretagna e 42 per cento in Francia, secondo un sondaggio del Pew Forum.
Il livello di popolarità dell'Isis nel mondo arabo è stato mostrato da molti sondaggi. Il Clarion Project ha pubblicato nel marzo 2015 un rapporto basato su più fonti: l'iracheno Independent Institute for Administration and Civil Society Studies; un sondaggio condotto nel novembre 2014 da Zogby; un sondaggio del novembre 2014 dell'Arab Center for Research and Policy Studies di Doha e un sondaggio dell'ottobre 2014 condotto dal Fikra Forum. Risultato: 42 milioni di persone nel mondo arabo che simpatizzano con l'Isis.
Dopo il massacro nella redazione parigina di Charlie Hebdo, Al-Jazeera chiese al pubblico: "Siete favorevoli alle vittorie dell'Isis'" L'81 per cento rispose di sì.
Anche se questi sondaggi e studi devono essere presi con una certa cautela, tutti indicano l'esistenza di una "zona grigia" profonda e vibrante, che alimenta il jihad islamico in Europa e Medio Oriente. Si parla di milioni di musulmani che mostrano solidarietà, comprensione e affinità per l'ideologia e gli obiettivi dell'Isis.
Anthony Glees, uno studioso inglese del radicalismo islamico, ha rivelato la "zona grigia" del gruppo terroristico tedesco Baader-Meinhof: "Nel 1977, l'Ufficio federale della polizia criminale della Germania occidentale aveva una lista di terroristi con i nomi di circa 4,7 milioni di sospetti e simpatizzanti, molti dei quali erano studenti universitari".
I leader dei terroristi di quell'epoca venivano tutti da buone famiglie tedesche: Andreas Baader era figlio di un docente di storia; Ulrike Meinhof era la figlia di un direttore di museo e famoso giornalista; il padre di Gudrun Ensslin era un pastore evangelico; e il padre di Horst Mahler era magistrato.
Oggi, lo Stato islamico ha un'ampia zona grigia di simpatizzanti in seno alle comunità musulmane europee.
Negli anni Settanta e Ottanta, l'Europa fu terrorizzata da una guerra dichiarata dai gruppi armati comunisti, come la banda Baader-Meinhof in Germania (nelle foto in bianco e nero), che avevano una "zona grigia" di milioni di simpatizzanti sospettati. I jihadisti europei di oggi, come la mente degli attacchi di Parigi, Abdelhamid Abaaoud (nella foto a destra), hanno un'immensa "zona grigia" di simpatizzanti in seno alle comunità musulmane europee.
Se la banda Baader-Meinhof era in guerra con gli "schweine", (i porci borghesi) e prendeva di mira specifiche figure politiche, i volontari del Califfato sono in guerra con tutti i "kuffar" (i miscredenti). I lealisti dell'Isis hanno preso di mira i clienti di ristoranti, teatri e le persone presenti nello stadio, a Parigi; un caffé di Copenaghen dove era in corso un dibattito sulla libertà di espressione e l'Islam; i turisti occidentali di un resort in Tunisia; i pendolari alla stazione della metropolitana di Maelbeek e i passeggeri dell'aeroporto di Bruxelles.
Per l'Isis è una guerra eterna in nome del Profeta. Come spiega Graeme Wood in "What ISIS Really Wants", l'Isis "ha fame di genocidio (...) e si considera un messaggero – un giocatore chiave – dell'imminente fine del mondo".
Un libro appena pubblicato in francese da Ivan Rioufol, un giornalista del quotidiano Le Figaro, dall'eloquente titolo "La guerre civile qui vient", descrive nel dettaglio i pericoli rappresentati dalla "ideologia apocalittica" dell'Islam radicale in Europa. Quanti musulmani questo virus dell'Isis sarà in grado di infettare nell'ampia "zona grigia" europea? La risposta determinerà il nostro futuro. Fonte Gatestone Institute

ERCOLINA MILANESI











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